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75 anni dopo Hiroshima il nucleare serve ancora?

By   /   22 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su 75 anni dopo Hiroshima il nucleare serve ancora?

Era il caldo mese di agosto del 1945. Gli americani decisero di porre fine alla seconda guerra mondiale ancora in atto nel Pacifico ricorrendo alla nuova bomba atomica appena sperimentata.

Due ordigni, lanciati a distanza di tre giorni uno dall’altro su Hiroshima e Nagasaki, anticiparono la conclusione della guerra ma diedero anche inizio ad una nuova fase della gestione del mondo che si dimostrò subito incerta e, per certi versi, molto preoccupante. La contrapposizione sul nucleare tra Mosca e Washington prese infatti immediatamente piede e oppresse poi il pianeta per tutto il ventesimo secolo.

Non passa anno che in Giappone non si celebri il luttuoso evento. Nelle celebrazioni di quest’anno il Sindaco di Hiroshima Matsui ha invitato caldamente il suo governo a ratificare il Trattato delle Nazioni Unite del 2017 con il quale si chiedeva l’eliminazione delle armi nucleari: “Non dobbiamo permettere che questo doloroso passato si ripeta”. L’accordo fu votato favorevolmente da una larga maggioranza ma poi numerosi Stati importanti, tra cui anche il nostro Paese, in quanto membri della NATO, non lo ratificarono.

Queste le buone intenzioni. Ma qual è la situazione del nucleare a livello mondiale?

Nel mondo almeno otto nazioni possiedono ufficialmente circa 14.000 ordigni nucleari: USA, Russia, Cina, Francia, India, Pakistan, UK, Corea del Nord. Anche Israele, ma non lo ammetterà mai.

Trump si è ritirato dal Trattato sul nucleare a raggio intermedio perché secondo lui la Russia l’ha violato. Nel 2021 scade il trattato sulla componente nucleare strategica, il più importante di tutti, e sul suo rinnovo regna l’oblio. Con il coreano Kim la questione non è chiarita, l’accordo sul nucleare iraniano è in sonno.

All’ONU le preoccupazioni crescono perché la rete per il controllo degli armamenti, che ha funzionato benissimo durante la Guerra Fredda, si sta sgretolando. Il Segretario Generale Guterres ha detto che “….divisione, sfiducia e mancanza di dialogo minacciano di riportare il mondo ad una nuova contrapposizione nucleare strategica…”.

Il pericolo è che si parta con una nuova corsa agli armamenti tra USA e Russia. In questi tempi di forti tensioni, crescenti nei rapporti internazionali, dovute ai nuovi populismi e nazionalismi autoritari, la perdita di efficacia delle organizzazioni internazionali e dei loro strumenti di controllo potrebbero spingere verso una nuova proliferazione del nucleare.

Ma poi cosa ne pensa la pubblica opinione a livello mondiale? Queste armi non piacciono. I sondaggi affermano che il 65 per cento degli europei vorrebbe allontanare dal vecchio continente gli ordigni.

Rifiutarle è quindi legittimo ma, ragioniamo, un conto sono le sacrosante aspirazioni delle popolazioni, un altro conto sono le valutazioni geopolitiche di base che consentono di definire le esigenze dei sistemi di sicurezza dei singoli Paesi ma soprattutto dalle Alleanze: per noi la NATO.

In tutto questo ci consola comunque il fatto che i principali fattori di analisi geopolitica, correttamente analizzati e contestualizzati, ci inducono ad essere ottimisti. Ma perché?

Innanzitutto per il fatto che le guerre oggi preferite sono quelle di carattere economico condotte a colpi di dazi e di interruzione di trattati, sanzioni e ricatti commerciali. The Donald ad esempio ama più le bombe commerciali che il nucleare.

La Russia dal canto suo mantiene la sua posizione di un certo rilievo post Guerra Fredda, ma a livello globale non è ancora determinante. La Cina poi, piena di contraddizioni, ha un arsenale nucleare irrilevante così come altrettanto irrilevanti sono quelli degli altri soci del “club atomico”. Ed allora, le armi nucleari servono ancora? Certo che servono ma solo come potente deterrente per assicurarci un futuro di stabilità, ancorché armata, basato sull’esperienza del passato, soprattutto su quella maturata durante la Guerra Fredda.

Ma le bombe rimarranno nei depositi. La loro stessa esistenza, che deve essere a tutti nota, rappresenterà la migliore polizza di assicurazione per la pace mondiale e un efficace deterrente contro disegni autoritari, perché impedirà a chiunque di poterle utilizzare.

di Roberto Bernardini

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