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La guerra del Nagorno-Karabakh

By   /   20 Ottobre 2020  /   Commenti disabilitati su La guerra del Nagorno-Karabakh

Mentre siamo tutti impegnati a combattere il virus del COVID-19, nel quasi silenzio dei media nel Nagorno-Karabakh, una piccola enclave a maggioranza armena nel sud-ovest dell’Azerbaigian, tra Armenia e Azerbaigian, si combatte una guerra “vera”, in realtà mai cessata e che è ripresa con violenza lo scorso settembre.

Con la mediazione del ministro degli Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov, il 10 ottobre i due contendenti hanno accettato il “cessate il fuoco” che però è durato appena un giorno perché le forze armate armene hanno attaccato con i missili una parte densamente popolata delle città di Ganja e di Mingachevir. Per il ministero della Difesa armeno sono stati invece gli azeri a lanciare un missile sulla cittadina armena di Kapan dopo la tregua.

La questione territoriale sul Nagorno-Karabakh – l’antica provincia armena di Artsakh – risale circa 2 millenni e ha interessato diversi imperi. In tempi moderni, il conflitto è stato ripreso nel gennaio 1992, dopo la proclamazione della Repubblica del Karabakh o del Nagorno Karabakh (ufficialmente Repubblica dell’Artsakh), ed è durato fino a maggio del 1994. Da allora le ostilità non sono mai cessate e le trattative di pace sono state coordinate dall’OSCE attraverso il Gruppo di Minsk.

Attualmente le Forze Armate Azere hanno conquistato posizioni nella regione, catturando diversi villaggi nel distretto di Jabrayil, come annunciato dallo stesso Presidente, Ilham Aliyev, e, secondo altre fonti azere, anche la città di Tumas. L’avanzata prosegue lungo il confine con l’Iran, dove la resistenza armena sembra più debole.

Di contro, le forze armene vantano l’abbattimento di diversi droni nemici, pilotati con  l’aiuto di specialisti turchi (la Turchia appoggia l’Azerbaigian) e di numerosi altri mezzi e materiali militari. Sotto la spinta dell’offensiva azera, gli armeni si stanno rinforzando nell’area del Fiume Akari, per prevenire ulteriori avanzate delle forze nemiche lungo il confine e nel corridoio di Lachin, una zona montuosa favorevole alla difesa. D’altra parte, l’obiettivo delle forze azere e turche è di superare il blocco della resistenza e sfruttare il momento favorevole per giungere al passo di Lachin nell’intento di tagliare la via più breve tra l’Armenia e la Repubblica di Artsakh. Se ciò avvenisse sarebbe la fine della guerra e la vittoria dell’Azerbaijan.

Mentre proseguono le ostilità sul campo, la diplomazia cerca di riportare le parti al tavolo dei negoziati. Il Presidente Ilham Aliyev e il Primo Ministro Armeno Nikol Pashinyan, hanno dichiarato di volersi incontrare a Mosca. L’Azerbaigian si è detta pronta a fermare le operazioni militari qualora l’Armenia dimostri un “approccio costruttivo”, che nelle intenzioni vorrebbe dire la resa e la cessione del Karabakh. Naturalmente, condizione non accettata dalla’Armenia, che sostiene le forze della Repubblica di Artaskh anche se non è intervenuta direttamente nel conflitto con le proprie forze armate, e la guerra continuerà fino alla vittoria sul campo di uno dei contendenti. 

Intanto, secondo fonti armene, il numero dei morti è di oltre 6 mila persone.

 

di Vito Di Ventura

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