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Ambiente e lockdown: quali insegnamenti?

By   /   24 Giugno 2020  /   Commenti disabilitati su Ambiente e lockdown: quali insegnamenti?

Il lockdown successivo alla pandemia di COVID-19, presente ancora in molti Paesi, sta causando modifiche di comportamento e gestione delle relazioni non solo negli essere umani ma anche nel regno animale. Alcuni ricercatori del Regno Unito hanno lanciato un’interessante iniziativa avente come finalità quella di studiare le condizioni della fauna selvatica mondiale prima, durante e dopo il blocco totale dovuto al coronavirus. L’obiettivo del team di ricercatori, che hanno descritto il loro progetto sulla rivista Nature Ecology and Evolution, è di studiare quello che hanno definito il periodo di antropausa ovvero l’impatto che il rallentamento temporaneo su scala mondiale delle attività umane ha avuto e sta tutt’ora avendo sulle altre specie animali.

Valutarne gli effetti, secondo quanto affermato dai ricercatori “servirà a rilevare le modalità con le quali poter condividere con gli altri esseri viventi e non un pianeta Terra sempre più affollato”. La ricerca già è stata avviata proprio perché l’elemento essenziale è individuare cosa sta succedendo alla Terra e ai suoi abitanti prima che le attività produttive e inquinanti ricompaiano a pieno ritmo. Gli autori dell’articolo chiedono, infatti, di poter avere accesso e ottenere permessi rapidi per ottenere le corrette informazioni sui movimenti umani nonché quelle di tracciamento dei flussi animali nell’era COVID.

Il professor Christian Rutz dell’Università di St. Andrews, presidente della International Bio-Logging Society ha precisato che i bio-logger (piccoli dispositivi di localizzazione montati sugli animali per registrare i loro movimenti e altri comportamenti) hanno raccolto informazioni negli habitat di tutto il mondo durante la pandemia. “Nonostante le circostanze tragiche in cui si è verificata, gli scienziati di tutto il mondo hanno un’opportunità di ricerca davvero preziosa che non possono perdere”.

Di solito, i lavori che tentano di esaminare l’impatto della presenza umana sull’attività degli animali selvatici si limitano a confrontare gli habitat protetti con aree non protette o a studiare territori trasformati a seguito di un disastro naturale. “Durante il lockdown,” – ha commentato il professor Rutz, – “grazie alla telecamere poste sugli animali si sono avute numerose informazioni dove si è visto che la fauna selvatica sfrutta al massimo l’assenza degli esseri umani arrivando a muoversi muovendosi liberamente anche negli ambienti urbani. In alcuni luoghi, tuttavia, la mancanza di attività umana sembra essere stata dannosa con un aumento dei casi di bracconaggio”. “Nessuno sta dicendo che gli umani debbano rimanere bloccati permanentemente“, ha aggiunto il prof. Rutz. “ma l’occasione del blocco dovuto alla pandemia può farci ragionare su come apportare delle piccole modifiche ai nostri comportamenti finalizzati ad un miglioramento della qualità vita degli esseri umani e delle altre specie animali che coabitano con noi”. Ci sono voluti purtroppo grandi costi in termini di vite umane ed economici per far capire all’umanità che si era andati oltre la normale carryng capacity ovvero la capacità del pianeta Terra di supportare la popolazione umana ed animale fornendo cibo, acqua, habitat e smaltimento dei rifiuti prodotti. E’ ora di riflettere sui nostri comportamenti e modificarli per far si che ogni creatura vivente abbia il suo spazio e la possibilità di vivere in un ambiente adeguato e consono alle esigenze e caratteristiche di ogni specie. Solo facendo così il mondo ci ringrazierà e ne potremmo guadagnare tutti!

 

Maurizio Lupardini

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