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Abbattere i simboli delle ingiustizie razziali

By   /   9 Giugno 2020  /   Commenti disabilitati su Abbattere i simboli delle ingiustizie razziali

Non si fermano le manifestazioni di protesta per la morte dell’afroamericano George Floyd, che lo scorso 25 maggio è deceduto dopo che per oltre 8 minuti un poliziotto bianco gli ha premuto il ginocchio sul collo, lasciandolo senza respiro.

Bersagli delle proteste sono le statue erette in memoria di personaggi controversi che nella storia hanno avuto un ruolo importante nello schiavismo e nelle varie forme di razzismo .

Così a Bristol, in Gran Bretagna, gruppi di manifestanti hanno divelto la statua in bronzo di Edward Colston, alta oltre 5 metri, che capeggiava nella Colston Avenue sin dal 1895. La statua fu eretta in memoria di un uomo che per la città era considerato un filantropo e benefattore, poiché con i lauti guadagni della tratta dei negri, aveva finanziato le locali associazioni caritatevoli le istituzioni scolastiche ed economiche. 

Ma per la popolazione di colore è stato e rimane il principale commerciante di schiavi deportati dall’Africa soprattutto verso le isole caraibiche, per la coltivazione del tabacco e del cotone. Si stima che oltre 12 milioni di africani siano stati deportati nelle Americhe e di questi circa 2 milioni siano morti durante il viaggio.

Negli Stati Uniti, invece le proteste si sono concentrate a in Virginia, e dopo aver abbattuto la statua del Generale Williams Carter Wickham, eretta nel 1891 in Virginia city, adesso chiedono la rimozione della statua equestre del Generale Robert E Lee, in Richmond, costruita a Parigi 

La statua del Generale Lee è una dei 5 monumenti dedicati ai Confederati, nella Monument Avenue. Proprio questi monumenti sono stati i luoghi di riferimenti per i manifestanti che li hanno riempiti di graffiti e messaggi contro la supremazia dei bianchi e la brutalità della polizia.

Il sindaco di Richmond ha annunciato che presenterà una proposta per rimuovere anche le altre statue, dedicate ai Confederati, in particolare quelle del Presidente Jefferson Davis, del Generale Thomas JonathanStonewallJackson e del Generale James Ewell Brown (“Jeb”) Stuart e dell’Ufficiale navale Matthew Maury.

Una storia, quella della rimozione di queste statue che risale sin dalle origini della loro istituzione, tra pro e contro, e che gruppi di Repubblicani difendono ancora oggi in quanto fonte di turismo ed anche perché  nella loro eliminazione vedono la cancellazione della Storia. 

La morte di Floyd ha riacceso il sostegno ai movimenti che nel mondo combattono le ingiustizie razziali e i simboli che li rappresentano. Probabilmente, tutto ciò porterà a cambiamenti nella ridefinizione degli spazi pubblici delle città e nella diversa declinazione della Storia e di coloro che l’hanno “glorificata”.

 

di Vito Di Ventura

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