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Trump e il dopo Soleimani

By   /   24 Febbraio 2020  /   Commenti disabilitati su Trump e il dopo Soleimani

La dottrina del presidente Obama e dai suoi predecessori in politica estera adottata negli USA per alcuni lustri, quella del “soft power” basato sul persuadere, convincere, attrarre ricorrendo alle istituzioni della politica” e sulle sanzioni economiche, non ha funzionato nemmeno con l’Iran. Trump ha cambiato registro e dal “soft power” è passato allo “strong power”, potere duro senza alcun preavviso, nella lotta al terrorismo..

Il Presidente americano ha dato personalmente l’ordine di uccidere Qassem Soleimani, senza concordare alcunché con i partner della NATO ma solo informandone i più fidati (non l’Italia). Questo significa che il dossier iraniano lo vuole gestire in netta contrapposizione con l’Europa più propensa al dialogo sempre e comunque. Il nuovo approccio di Trump esce ora prepotentemente dalla logica dei precedenti. A pprofondiamo.

Con l’uccisione di Qassem Soleimani, Donald Trump ha affermato inequivocabilmente che nessuno è al riparo dalle misure antiterrorismo americane. E’ un ritorno al passato, all’America “gendarme del mondo”?.

L’eliminazione di Soleimani denota anche la maggiore spregiudicatezza di questa Amministrazione americana rispetto al passato. Nessuno dei predecessori di “The Donald” aveva mai ipotizzato l’uccisione di un elemento della cerchia ristretta della guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei.  Soleimani era una delle personalità più in auge ed è stato dominante nelle vicende iraniane degli ultimi decenni. In forza di questa collocazione era ritenuto intoccabile ma evidentemente non per il frenetico Trump.

Cosa succederà ora? L’uccisione di Soleimani ha aumentato le tensioni nell’area, ma per il momento nemmeno di tanto. Gli Stati Uniti sono passati allo “strong power” il potere duro dimostrando che un attacco militare contro l’Iran è oggi una normale opzione sul loro tappeto.

A Washington delle provocazioni iraniane erano stanchi. Avevano subito con grande irritazione ma senza reagire l’abbattimento di un drone e l’attacco ai giacimenti petroliferi sauditi. Si è saputo solo dopo il fatto che l’eliminazione di Soleimani era stata già disposta quando lo scorso anno revisionando la “lista dei nemici” Trump fece inserire la Quds Force di Soleimani tra le Organizzazioni Terroristiche Straniere (FTO ) e denominare il suo Islamic Revolutionary Guard Corp (IRGC) quale gruppo terroristico. Da allora per gli USA l’Iran non è solo un Paese che sponsorizza, finanzia e incentiva il terrorismo ma un attore del terrorismo con le sue Guardie della Rivoluzione. Secondo l’Intelligence statunitense Soleimani era responsabile della morte di un migliaio di americani in Iraq dal 2003 ad oggi e di molte migliaia di iracheni.

Qualche riflessione. La nuova politica USA ha tracciato un solco profondo tra i leader europei e l’Amministrazione americana. Da un lato l’Europa che si adopera con continuità per stemperare le tensioni sull’Iran e rilanciare il “patto” nucleare con Teheran che gli Stati Uniti hanno abbandonato nel 2018, dall’altro Trump che “attizza i carboni”.

Cosa resta da fare? Ora la sfida più immediata per gli americani e anche per Israele è prepararsi alla vera risposta iraniana, una risposta che sarà molto diluita nel tempo.

Chi temeva una reazione iraniana significativa, i pochi missili sulla base americana non lo sono stati, deve però sapere che “l’islam sciita è una fede dell’attesa del ritorno del Dodicesimo Imam, l’imam nascosto, una devozione che si definisce in una sorta di mistica della disfatta.” La morte di Soleimani in quest’ottica radicale non è una sconfitta ma un’occasione.

La vera risposta all’assassinio di Soleimani risiede quindi nella celebrazione di un uomo ucciso dal suo nemico, nella sua beatificazione come martire. Ora il generale iraniano è diventato una forza collettiva che agita e guida le coscienze dall’aldilà” nella gloria di Allah. I popoli sciiti sparsi nel mondo hanno ora un nuovo punto di stretta coesione nel nome del nuovo martire. Nel popolo sciita la storia la scrivono i morti e Soleimani potrà influire sulle scelte del popolo iraniano e sul proselitismo al terrorismo, paradossalmente molto più ora che quando era in vita. La reazione visibile degli iraniani all’uccisione, spostata nel tempo per loro dilatato, potrebbe arrivare in ogni momento e nelle forme che sceglieranno. Stay alert America!.

di Roberto Bernardini

 

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