Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Siria: L’esercito siriano alle porte di Idlib e Aleppo

By   /   10 Febbraio 2020  /   Commenti disabilitati su Siria: L’esercito siriano alle porte di Idlib e Aleppo

Sostenuta dall’appoggio aereo russo, continua l’avanzata delle forze governative siriane lungo l’autostrada M5, che porta da Aleppo a Damasco.

Secondo fonti governative, i militari hanno il controllo delle città di al-Eis e, quindi, della sua collina che si affaccia sulla piana di Aleppo, delle città di Buwaybiyah, al-Kusaybiyah e del Centro Internazionale per la Ricerca Agricola nelle Aree Asciutte (International Center for Agricultural Research nella Dry Areas – ICARDA).

Obiettivo finale è la città di Idlib, ad una sessantina di chilometri da Aleppo e una ventina dal confine turco. La città nel 2011 è stata conquistata dal gruppo islamico antigovernativo Ahrar al-Sham, alleato all’epoca con il gruppo Jabhat al-Nusra, noto come al-Qaeda in Siria. 

Nel Febbraio del 2012, le forze governative ripresero il controllo di Idlib, ma nel 2015 i gruppi anti-governativi la riconquistarono e successivamente cadde nelle loro mani anche Jisr al-Shughur. Da allora queste centri sono diventati la roccaforte dei gruppi islamici radicali. 

La presenza di molti gruppi riuniti nel Fronte Nazionale di Liberazione (NFL), finanziato e sostenuto militarmente dalla Turchia, ha avuto come conseguenza la perdita di importanza del gruppo Ahrar al-Sham che comunque, nonostante la pesante sconfitta subita nel 2017 ad Aleppo e la perdita di altre importanti aree, rimane il principale interlocutore.

La città di Idlib, la cui popolazione è più che raddoppiata rispetto alla popolazione originaria (oggi supera i 170 mila abitanti), è diventata un deposito di armi sparse in diverse parti, principalmente in prossimità di agglomerati civili, molti dei quali sono morti sotto i bombardamenti tesi a colpire il deposito di Khan. 

La Turchia non intende affatto lasciare che Idlib cada nelle mani di Assad, che dopo 9 anni di guerra civile (è iniziata il 15 marzo 2011) non solo non è caduto ma ha incrementato il territorio sotto il suo controllo. 

La Turchia ha aumentato la sua presenza militare e ha dato a Damasco un ultimatum, di ritirare le sue truppe da Idlib entro la fine di febbraio, scaduto il quale agirebbe militarmente con operazioni più consistenti delle 3 precedenti: Operations Euphrates Shield, Olive Branch e Peace Spring.

Ma una guerra totale contro la Siria lo vedrebbe confrontarsi anche con la Russia e avrebbe un forte impatto sulla sua già difficile situazione economica.

L’unico dato certo è che oltre 600 mila persone hanno lasciato le loro case e vivono in campi temporanei, in condizioni precarie e al freddo. Premono ai confini con la Turchia, molto preoccupata di questa nuova ondata di profughi, visto che già ospita oltre 3,5 milioni di rifugiati.

 

di Vito Di Ventura 

    Print       Email

You might also like...

Tra Egitto ed Etiopia è ancora guerra per l’acqua del Nilo

Read More →