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Homo homini virus

By   /   30 Gennaio 2020  /   Commenti disabilitati su Homo homini virus

Negli ultimi anni assistiamo sempre più frequentemente al diffondersi di epidemie. Il virus (dal latino veleno) è un parassita che si sviluppa all’interno delle cellule di altri organismi e può infettare tutte le forme di vita (animale, vegetale, microrganismi e anche altri virus).

Ci sono milioni di tipologie di virus e le più comuni malattie per l’uomo  sono: l’influenza, il raffreddore, la varicella, ma anche l’AIDS, l’Ebola, la Sars, l’influenza aviaria, l’epatite, la sclerosi multipla, ecc.. 

Il virus può essere trasmesso in vari modi, per contatto diretto e per via aeree, da animali o dall’uomo. Il periodo di incubazione varia da pochi giorni a settimane e l’unica forma per difendersi è il vaccino.

Ampiamente noto è l’epidemia del vaiolo e della varicella che decimarono i nativi americani (si stima che siano deceduti oltre il 70% dei pellerossa). Nel 1918 la più famosa fu la spagnola che durò un anno e uccise circa il 5% della popolazione mondiale. Più recentemente è arrivata l’HIV che ha infettato circa 38 milioni di persone nel mondo e ucciso oltre 25 milioni. Seguita nel 2014 dall’Ebola, sviluppatosi in Angola, che ancora oggi continua ad essere la peggiore epidemia in Africa Occidentale. E infine nel 2002 la SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) o sindrome respiratoria acuta grave, apparsa nella provincia del Guangdong in Cina.

Questa volta è il Coronavirus, così chiamato per la sua forma a corona, che ancora una volta parte, come fu per la Sars, dalla Cina.

Il nuovo virus, che si evolve e prolifica molto velocemente, ha causato oltre 7/8 mila contagiati e 170 morti – a Wuhan, dove è partito il virus, se ne contano almeno 120, ma il numero reale dei morti potrebbe essere molto superiore a quello dichiarato, per non allarmare ulteriormente la popolazione sia interna sia mondiale. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’infezione si è diffusa in almeno 14 stati, tra cui la Tailandia, l’India, le Filippine, l’Australia, Singapore e gli Stati Uniti. 

In Cina, considerando che il contagio avviene da uomo a uomo, la paura costringe oltre 60 milioni di persone a rimanere chiuse nelle loro case, e, di conseguenza, ma anche uffici, negozi, aziende sono chiuse e non si sa ancora quando riapriranno. Le autorità cinesi premono per la loro riapertura in tempi brevi per non aggravare ulteriormente il danno economico, che, in ogni caso, in un mondo globalizzato e interconnesso, si rifletterà a livello mondiale. Basti pensare a quante aziende anche italiane hanno commesse e rapporti commerciali con la Cina.

La città di Wuhan, dove c’è stato il maggior numero dei decessi, è blindata. Un cordone militare impedisce a chiunque di entrare e uscire, mentre si costruisce a tempo di record un complesso ospedaliero, per disporre immediatamente di almeno 1.000 posti letto. Complesso che verrà successivamente ampliato. Anche per la città di Hefei, capoluogo della provincia di Anhui, lo stato di allerta è salito a livello 3, come Wuhan, e quindi è anch’essa blindata. Pechino e Shangai hanno cancellato tutti i voli e qualsiasi forma di trasporto pubblico, le frontiere dei paesi confinanti con la Cina sono chiuse  e la federazione calcio asiatica ha rimandato il campionato di calcio al 2021.

Gli scienziati cinesi proprio nell’Istituto di Virologia di Wuhan da anni stanno studiando i pipistrelli considerati i portatori di future possibili pandemie (epidemie a livello mondiale). In un documento pubblicato lo scorso anno scrivevano: “Si ritiene che i CoVs (CoronaVirus) trasmessi dai pipistrelli riemergeranno per causare il prossimo scoppio della malattia. A questo proposito, la Cina è un probabile hotspot. La sfida è prevedere quando e dove, in modo che possiamo fare del nostro meglio per prevenire tali focolai”. 

Per questo motivo sono circolate voci secondo le quali il virus sia stato creato in un laboratorio militare di Wuhan, forse per creare un’arma batteriologica o semplicemente per potersi difendere da essa. Certo è troppo presto per dire se veramente il coronavirus di Wuhan sia stato originato da pipistrelli o da un altro intermediario, come il serpente.

Nei primi giorni del contagio non si hanno alcuni sintomi evidenti e nemmeno le analisi del sangue riescono ad accertarne la presenza. Forse per questo, lo scienziato che lo ha prodotto, che potremmo definire il paziente “zero, è riuscito a sfuggire allo screening test del laboratorio e ha iniziato ad infettare le persone. Se fosse vero, questo smentirebbe la derivazione da un serpente.  

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