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Soldati americani con trauma cerebrale dopo l’attacco iracheno

By   /   25 Gennaio 2020  /   Commenti disabilitati su Soldati americani con trauma cerebrale dopo l’attacco iracheno

Il Pentagono ammette che a seguito dell’attacco missilistico alla base aerea americana Ain al-Assad in Iraq ben 34 soldati hanno riportato traumi cerebrali, smentendo, difatti, quello che aveva dichiarato il Presidente Donald Trump ovvero che non vi erano stato feriti poi corretto in “non in modo serio”.

Dei 34 militari, 18 sono stati inviati in Germania e i rimanenti 16 in Kuwait. Ieri sono rientrati 8 feriti dal Landstuhl Regionale Medical Center, in Germania – il più grande ospedale americano fuori area – mentre altri 9 sono rimasti in osservazione. I 16 al Camp Arifjan in Kuwait sono ritornati in servizio.

Il portavoce del Pentagono, Jonathan Hoffman, ha comunicato che i militari rientrati saranno trasferiti al Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, nel Maryland, o presso le loro abitazioni, senza tuttavia specificare la natura della gravità.

Il fatto che, dopo l’attacco missilistico dello scorso 8 gennaio, il ferimento dei soldati americani sia stato ammesso solo ora, è stato, per certi aspetti, un bene poiché proprio il mancato coinvolgimento di soldati americani ha fatto sì che il Presidente Trump non abbia reagito contrattaccando l’Iran, calmando di fatto le acque.  

La commozione cerebrale in ambito militare, causata soprattutto da esplosioni di ordigni esplosivi, solo di recente è entrata nel novero delle malattie neurologiche. Essa provoca diversi gradi di compromissione fisici, cognitivi ed emotivi, variando da caso a caso in termini di gravità e durata. Nei casi più gravi può portare anche alla morte. Secondo i dati del Dipartimento di Stato dal 2000 al 2008 sono stati riconosciuti oltre 375 mila casi.

 

di Vito Di Ventura

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