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Demenza e linguaggio

By   /   17 Gennaio 2020  /   Commenti disabilitati su Demenza e linguaggio

Pazienti di lingua inglese e pazienti di lingua italiana affetti da demenza senile hanno differenti problemi linguistici. Mentre chi parlava inglese aveva difficoltà a pronunciare le parole, chi parlava in italiano non aveva queste difficoltà ma si esprimeva con frasi più brevi e più semplici. I ricercatori di un rivoluzionario studio hanno affermato che i risultati ottenuti  potrebbero essere d’aiuto nel riuscire ad ottenere una diagnosi precoce e più accurata a seconda delle diverse culture e lingue di provenienza. Nello studio dell’Università della California su 20 pazienti di lingua inglese e 18 pazienti di lingua italiana, tutti avevano un’afasia progressiva primaria – una malattia neurodegenerativa che colpisce aree del cervello legate alla lingua – caratteristica della malattia di Alzheimer e di altri disturbi legati alla degenerazione del sistema nervoso centrale. Le scansioni e i test effettuati per valutare il funzionamento del cervello hanno mostrato livelli simili di attivazione delle funzioni cognitive nelle persone, in entrambi i gruppi linguistici. Quando però i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di completare una serie di test linguistici, hanno riscontrato evidenti differenze tra i due gruppi in relazione alle prove che avevano dovuto eseguire. La professoressa Maria Luisa Gorno Tempini, autrice dello studio e professore di neurologia e psichiatria, ha affermato che le differenze riscontrate tra i due gruppi linguistici “siano dovute al fatto che i gruppi di consonanti così comuni nella lingua inglese rappresentano una enorme difficoltà ad essere pronunciate per un sistema nervoso centrale degenerato; al contrario, l’idioma italiano è più facile da pronunciare, ma ha una grammatica molto più complessa, ed è per questo che chi parla italiano tende ad usare più parole per descrivere una cosa, un oggetto o una situazione”. La conseguenza è stata che le persone di lingua inglese tendevano a parlare di meno, mentre quelle di lingua italiana avevano meno problemi di pronuncia, ma semplificavano le loro affermazioni ed avevano un’articolazione linguistica più scarna. La ricerca pubblicata su Neurology ha concluso che molti pazienti potrebbero non avere una giusta diagnosi proprio perché i loro “sintomi non corrispondono a quelli descritti nei manuali clinici basati su studi condotti nei confronti di persone madrelingua inglese”. Quanto affermato è di un’importanza pratica nella prevenzione e nella gestione delle demenze: quanto prima viene posta una diagnosi corretta di demenza tanto meglio potranno risultare le strategie d’intervento e cura.  Il team di ricerca di San Francisco afferma che vi “è la necessità di ripetere la ricerca in gruppi più ampi di pazienti e cercare differenze tra i parlanti di altre lingue, come il cinese e l’arabo”. “Speriamo che tali studi possano migliorare la nostra comprensione della scienza del cervello alla base dei disturbi del linguaggio e sensibilizzare sulle disparità di salute nel trattamento della demenza e, in definitiva, migliorare l’assistenza a tutti i pazienti”, ha affermato la professoressa Gorno Tempini. La speranza è di tutti noi!

 

Maurizio Lupardini

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