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Mandato di arresto anche per la moglie del fuggitivo Ghosn

By   /   7 Gennaio 2020  /   Commenti disabilitati su Mandato di arresto anche per la moglie del fuggitivo Ghosn

Lui, l’ex Presidente della Nissan, Carlos Ghosn, è fuggito in Libano nascosto in una cassa per strumenti musicali, e ora il pubblico ministero di Tokyo ha emesso un mandato di arresto per la moglie, Carole Ghosn, per falsa testimonianza.

Secondo i magistrati la donna ha mentito durante il suo interrogatorio circa l’incontro avuto con un non meglio precisato uomo. Dopo tale interrogatorio, la donna, avvalendosi della doppia cittadinanza, libanese e statunitense, ha lasciato il Giappone per il Libano, dove si è successivamente ricongiunta con il marito, ed ha iniziato una campagna di sensibilizzazione in favore del marito.

Quest’ultimo, accusato di aver usato i beni aziendali per scopi personali e di evasione fiscale, era stato incarcerato per oltre 100 giorni, ma per intercessione del Presidente Francese Emmanuel Macron e della Casa Bianca, era riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari, ma con l’obbligo di non vedere la moglie.

In attesa del processo, ha organizzato un abile piano per fuggire dal Giappone e recarsi in Libano, dove appunto era ad attenderlo la moglie Carole, e dove non esiste alcun accordo di estradizione tra i 2 Paesi. Tra l’altro, l’ex numero uno della Renault-Nissan possiede 3 nazionalità: brasiliana, francese e libanese. 

La fuga, che sa di rocambolesco, è avvenuta grazie all’aiuto di un Mike Taylor e George Zayek, due contractor privati della sicurezza dei militari americani in Iraq, i quali hanno affittato 2 aerei privati. 

Il primo, un Bombardier Global Express, della società turca MNG Jet, che il 29 dicembre decolla dallo scalo di Dubai e atterra a Osaka, Qui salgono a bordo Taylor e Zayek, mentre Ghosn è nascosto in una cassa per strumenti musicali. Il 30 dicembre l’aereo atterra all’aeroporto internazionale «Ataturk» di Istanbul. Ghosn prende il secondo aereo, sempre della MNG Jet, alla volta di Beirut, insieme ad  un dipendente della società turca (poi arrestato assieme ad altri sei), mentre i due compari, Taylor e Zayek, s’imbarcano per il Libano su un volo commerciale.

Di questa fuga ci sono ancora moltissimi punti oscuri che nei mesi o anni a venire gli inquirenti dovranno chiarire – come, per esempio, abbia potuto prendere il treno da Osaka a Tokyo.

Fatto sta che Ghosn ora è libero e accusa, e minaccia di fare i nomi nella conferenza stampa di domani, i dirigenti della Nissan e di alcuni membri del governo giapponese, di aver architettato un complotto contro di lui per far fallire la fusione tra Nissan e Renault, da lui voluta. 

 

di Vito Di Ventura

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