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Ucciso Qasem Soleimani capo delle Quds Force

By   /   3 Gennaio 2020  /   Commenti disabilitati su Ucciso Qasem Soleimani capo delle Quds Force

Il Generale Qasem Soleimani, capo della Quds Force, una branca delle Guardie della Rivoluzione, più note come pasdaran, e il Vice delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMU), Abu Mahdi Al-Muhandis, sono stati uccisi da un drone americano presso l’aeroporto internazionale di Bagdad.

Prima dell’attacco aereo, sull’aeroporto erano stati lanciati 3 razzi che hanno colpito 2 veicoli nei pressi dell’auto che trasportava Soleimani, uccidendo altre 7 persone, tra 5 membri della milizia e 2 “ospiti”.

Gli Stati Uniti, attraverso fonti del Pentagono, hanno rivendicato l’attacco, voluto dal Presidente Donald Trump in risposta ai recenti tentativi di assaltare l’ambasciata americana a Bagdad da parte di sostenitori e i membri del PMU e per prevenire possibili future azioni contro gli interessi statunitensi.

Dure le reazioni iraniane. Il Supremo Leader l’Ayatollah Ali Khamenei ha giurato vendetta per i “martiri” e ha dichiarato 3 giorni di lutto nazionale. “Tutti gli amici, così come i nemici, sanno che la Resistenza continuerà fino alla vittoria finale dei mujahideen. Il sangue puro di Soleimani è stato versato nelle mani del più depravato degli esseri umani”.

Al-Muhandis era il capo delle forze iraniane paramilitari, Hashd Shaabi, e della Brigata Hezbollah che operano in Iraq. Alcune foto lo ritraggono mentre partecipava ai disordini presso l’ambasciata americana in Bagdad. Domenica scorsa gli americani avevano bombardato il quartier generale della 46a e 47a Brigata di Hashd Shaabi, uccidendo almeno 25 miliziani e ferendone una cinquantina.

Trump, che si trovava in vacanza nella residenza di Palm Beach, Florida, ha twittato, senza commenti, postando solo la bandiera americana.

Per l’Iran, la figura del generale Soleimani non rappresenta solo un capo militare ma una icona culturale dell’orgoglio nazionale e della resilienza contro le sanzioni americane.

Perciò questo attacco ha ancora più acuito il già profondo solco tra Washington e Teheran e sarà considerato da parte iraniana il superamento, da parte americana, di quella linea rossa, da non superare, un punto di non ritorno. Sarà, molto probabilmente, l’inizio di una spirale di violenza senza precedenti, che colpirà in particolare le truppe americane in Iraq, Siria e altri teatri operativi, e quanti operano al loro fianco.

Trump, mentre sul fronte interno deve affrontare l’impeachment e la campagna elettorale per una possibile rielezione per un secondo mandato, ha impresso una drammatica accelerata alla politica estera nei confronti dell’Iran, su cui aveva già dal primo momento della sua elezione puntato il dito, rinnegando l’accordo sul nucleare.

Non è ancora chiaro se Trump poteva prendere questa decisione senza l’autorizzazione del Congresso, che può essere scavalcato solo in caso di imminente” pericolo per la nazione. La generica affermazione che il Generale Soleimani stesse pianificando un nuovo attacco contro le forse americane, non è comunque, almeno fino ad ora, corroborata da prove certe.  

 

di Vito Di Ventura

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