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Guarire dalla depressione grazie ad un fungo

By   /   30 Dicembre 2019  /   Commenti disabilitati su Guarire dalla depressione grazie ad un fungo

Il gruppo di ricerca dell’Imperial College di Londra ha documentato, in uno studio pubblicato di recente, che una sostanza allucinogena presente in un particolare tipo di funghi può “resettare” il cervello delle persone che soffrono di depressione refrattaria alle comuni terapie farmacologiche. Tale scoperta è stata accolta con enorme entusiasmo dagli studiosi delle neuroscienze cosi come dai pazienti che sperano in un futuro dove la malattia del secolo, la depressione, possa essere totalmente sconfitta. Lo studio ha analizzato 19 pazienti somministrando loro una singola dose di psilocibina (la psilocibina è una triptamina psichedelica presente in alcuni funghi del genere Psilocybe e Strpharia). Il 50% del campione studiato è migliorato notevolmente azzerando la sintomatologia depressiva e ha subito dei cambiamenti nell’attività cerebrale che sono durati per circa cinque settimane. Nonostante i risultati sembrino essere promettenti i ricercatori mettono in guardia i pazienti affermando che la sostanza deve essere eventualmente prescritta solo a seguito di un’attenta selezione  comunque sempre successivamente alla visita da uno specialista del settore (attualmente in Italia la psilocibina è inserita nella tabella 1 delle sostanze stupefacenti, per cui è illegale la detenzione e la vendita). Alcuni studi, già in passato, avevano evidenziato il ruolo della psilocibina nella depressione maggiore resistente ai farmaci quale molecola chimica che permetterebbe di uscire fuori dal circolo viziono dei pensieri negativi che contraddistinguono la patologia depressiva. La novità dello studio è stata quella di documentare ciò che la sostanza produce sull’attività cerebrale. Il team di esperti dell’Imperial College ha eseguito diverse scansioni cerebrali con la tecnica fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging – la tecnica di Risonanza Magnetica funzionale che consiste nell’uso dell’imaging a risonanza magnetica (MRI) per valutare la funzionalità di un organo o un apparato, in maniera complementare all’imaging morfologico) prima del trattamento con psilocibina e poi il giorno dopo quando gli effetti della molecola erano terminati. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, ha mostrato che la psilocibina ha colpito due aree chiave del cervello: l’amigdala – che è fortemente coinvolta nel modo in cui elaboriamo emozioni come la paura e l’ansia – è diventata meno attiva (maggiore è la riduzione, maggiore è il miglioramento dei sintomi riportati) e la rete neurale del sistema nervoso centrale (cervello) dove si è documentata una più vasta e più stabile collaborazione di diverse aree del cervello dopo l’assunzione di psilocibina. Il dott. Robin Carhart-Harris, coordinatore della ricerca,  ha affermato che “il cervello depresso viene bloccato e che l’esperienza psichedelica lo “resetta”…I pazienti da soli utilizzavano questa analogia dicendo nelle interviste successive all’esperimento:”Sono stato resettato, rinato, riavviato”, e un paziente ha detto che“il suo cervello era stato deframmentato e ripulito”. Per avere dei risultati privi di ogni dubbio ed essere considerati definitivi,  sono indispensabili ulteriori approfondimenti e almeno altri studi che prevedano dei gruppi di controllo di persone “sane” con le quali confrontare le scansioni cerebralii. La psilocibina rimane un allucinogeno e come tale al momento non può essere impiegato per la depressione ma di sicuro la ricerca apre campi nuovi ed interessanti per tutti quei pazienti che ogni giorno vivono la vita con tristezza.

Maurizio Lupardini

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