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Ripresi i colloqui di pace per la Siria

By   /   31 Ottobre 2019  /   Commenti disabilitati su Ripresi i colloqui di pace per la Siria

Sono ripresi ieri a Ginevra i colloqui per definire la nuova Carta Costituzionale della Siria, che dovrebbe costituire la base comune per la ricostruzione sociale e politica del Paese, martoriato da 8 anni e mezzo di guerra civile.

Guerra che, come ha sottolineato il Il rappresentante dell’opposizione, Hadi al-Bahra, ha provocato la distruzione di oltre il 65% delle infrastrutture, in confronto al 60% subito dalla Germania durante la 2^ Guerra Mondiale, e che il 50% della popolazione è sfollata oppure vive nei campi profughi.

La decisone di nominare una Commissione per la Costituzione fu stabilita durante i colloqui di Sochi, Russia, nel gennaio 2018. Quindi, la Russia si è attribuita il ruolo guida, anche se i colloqui saranno presieduti dall’inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite, Geir Pedersen, coadiuvato da 2 co-presidenti:  , in rappresentanza del governo siriano, e Hadi al-Bahra, in rappresentanza dell’opposizione.

Il Comitato, composto da 150 membri – 50 in rappresentanza del governo siriano, 50 dell’opposizione (sostenuti dalla Turchia e dall’Arabia Saudita) e 50 rappresentanti della società civile – si pone l’obiettivo di scrivere la nuova Costituzione siriana. 

Dopo la cerimonia di apertura, il Comitato inizierà i lavori a porte chiuse e dopo la prima sessione, i 150 delegati lasceranno il posto a soli 45 che definiranno nei dettagli i vari articoli.

In realtà, non è chiaro se l’attuale Costituzione, scritta nel 2012, sarà completamente riscritta oppure emendata in alcune parti. In merito, il rappresentante del governo, Ahmad Kuzbari, si è detto aperto ad ogni soluzione purché migliorativa delle condizioni del popolo siriano.

Questo è il quarto tentativo di porre fine alla guerra attraverso un negoziato, che si presenta pieno di ostacoli, a partire dal sistema di votazione ovvero se i singoli articoli dovranno essere approvati all’unanimità oppure con il 75% dei voti favorevoli.

Mentre si apriva il tavolo delle trattative, sul terreno riprendevano gli scontri tra le forze curdo-siriane e le truppe turche nei pressi della città di Ras al-Ayn, contemporaneamente Ankara faceva sapere che si riservava il diritto di lanciare un’altra offensiva contro le forze curde nella regione.

Anche del Comitato ci sono diversi curdi, la fazione politica del Kurdish Syrian Democratic Forces (SDF) è stata esclusa. Come è noto, la Turchia ritiene che la YPG (Yekîneyên Parastina Gel – Unità di Protezione Popolare) – la componente maggioritaria del SDF, sia legata ai terroristi del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Motivo per cui ha lanciato la nuova offensiva, per cacciali dai confini turchi e crearsi una zona cuscinetto.

Ai colloqui mancano gli Stati Uniti che hanno abbandonato i loro ex alleati del YPG nelle mani dei russi che fanno da intermediari tra Assad e Erdogan.

 

di Vito Di Ventura

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