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Ecuador: apertura del governo alle richieste dei manifestanti

By   /   14 Ottobre 2019  /   Commenti disabilitati su Ecuador: apertura del governo alle richieste dei manifestanti

Con la mediazione delle Nazioni Unite e della Conferenza Episcopale Ecuadoriana sono iniziati ieri a Quito i negoziati, dopo che il Presidente Lenin Moreno si era detto disponibile a rivedere il pacchetto di misure per uno studio ulteriore dell’impatto economico, e gli indigeni, riuniti nella Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (CONAIE), a sospendere la protesta.

I motivi della protesta sono da ricercare nelle misure economiche varate dal governo per far fronte alle crisi e, in particolare, ridurre il debito pubblico, stimolare la crescita, oggi praticamente a zero, e l’economia per ottenere un credito dal Fondo Monetario Internazionale per 4,2 miliardi di dollari. 

Tra queste misure c’era l’abolizione delle agevolazioni sull’acquisto del carburante che ha portato un aumento del 25% del prezzo della benzina e del 120% del diesel. Questo ha  generato lo sciopero degli autotrasportatori, sciopero  che poi si è esteso alle popolazione indigena in quanto sono quelle che maggiormente usufruiscono delle agevolazioni statali. 

Oltre alle succitate riforme, per estrarre maggior petrolio e incrementare i ricavi, l’Ecuador ha annunciato di volersi ritirare dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio. Attualmente, dalla società statale Petroecuador vengono estratti cieca 550 mila barili al giorno.

Le proteste, sostenute dagli studenti e dalle organizzazioni sindacali e iniziate da circa 2 settimane, hanno provocato la morte di almeno 6 persone e 2.100 tra feriti e detenuti. I manifestanti, hanno eretto barricate, incendiato auto e ingaggiato una lotta con la polizia che, in tenuta antisommossa ha risposto con gas lacrimogeni. È stata colpita la stazione televisiva e la Corte dei Conti e occupato 3 industrie petrolifere in Amazzonia. Per la durezza degli scontri, il Presidente Moreno ha dichiarato il coprifuoco a Quito e provincia ed ha spostato la sede del governo a Guayaquil.

Secondo il Presidente Moreno dietro a queste proteste c’è la mano dell’ex Presidente Rafael Correa, accusato di tentare un colpo di stato e di usare gli indigeni. Eppure Moreno è stato stato sostenuto alle elezione del 2017 dal Correa, ma le relazioni tra i due sono andate peggiorando fino a diventare aperti rivali.

Questa non è la prima crisi che attraversa l’Ecuador. Nel 1997 ci fu la “crisi dei tre presidenti” che portò al potere l’allora vicepresidente, Rosalia Orteaga, che nel 1988 cambiò la Costituzione. Nel 2005 le manifestazioni portarono alla fuga del Presidente Lucio Gutierrez, cui successe Rafael Correa, che nel varò l’attuale Costituzione. Nel 2010, ci fu la “protesta dei poliziotti”, conosciuta anche con il nome di 30S (o 30-S), che provocò lo stato d’assedio per 8 giorni.

 

di Vito Di Ventura

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