Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Il popolo curdo tradito e abbandonato

By   /   13 Ottobre 2019  /   Commenti disabilitati su Il popolo curdo tradito e abbandonato

Da 5 giorni la Turchia sta bombardando la Siria settentrionale occupata dalle forze curde che hanno combattuto contro i terroristi dello Stato Islamico a fianco degli americani che ora li hanno abbandonati al loro destino.

E’ stata infatti la decisione di Trump di ritirare le proprie truppe e spostarle a Kobane che ha dato il via libera all’offensiva che Ankara preparava da giorni. E come ormai di consueto, Trump prima fa, poi si pente, minaccia sanzioni e l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite fa la voce grossa contro la Turchia.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, evidenziando ancora una volta tutte la propria impotenza, non riesce che a partorire il solito documento privo di concretezza e, di fatto, continua a lasciare mano libera al Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nella sua lotta contro i combattenti curdi del Kurdish People’s Protection Units (YPG), da lui considerati terroristi, costola del Kurdistan Workers’ Party (PKK), alla pari dello Stato Islamico.

La Turchia giustifica l’azione militare ricorrendo all’art. 51 delle Nazioni Unite che sancisce il diritto individuale o collettivo di difendersi contro un attacco armato. L’obiettivo di Erdogan è di allontanare le forze curde dal suo confine e fermarne le aspirazioni autonomistiche, creando un’area di circa 30 kilometri dove ricollocare 3,6 milioni di rifugiati arabi siriani che ora vivono in Turchia.

Le truppe turche avanzano e nei bollettini ufficiali dichiarano di aver conquistato la città di Ras al-Ain, ad est dell’Eufrate, anche se i curdi smentiscono. Si sta ancora combattendo, e certamente le perdite sono soprattutto in campo curdo.

Le conseguenze di questo attacco è la fuga in massa di circa 100 mila civili che lasciano le città, e il rischio che migliaia di jihadisti prigionieri, circa 12mila uomini sono detenuti in 7 centri di detenzione nell’area controllata dai curdi, possano evadere. Un’autobomba è esplosa vicino al carcere centrale di Hasake e 5 membri dell’IS sono evasi dal carcere di Qamishli, bombardato dai turchi.

Anche la NATO, come l’ONU, si arrampica sugli specchi e il Segretario Generale, Jens Stoltenberg, vola ad Ankara a chiedere, senza risultati, il cessate il fuoco. La stessa NATO che mantiene alcuni suoi reparti in Turchia a protezione dei suoi cieli, come la batteria missili controaerei SAMP-T italiana che opera da 3 anni a Kahramanras, al confine siriano.

La Francia, la Germania hanno deciso di fermare le vendita di armi alla Turchia. La Russia ritiene che tutte le potenze straniere debbano abbandonare il suolo siriano, la cui difesa e integrità spetta al legittimo governo  ed è preoccupata che la Turchia non sia in grado di non far fuggire i combattenti dello Stati Islamico. Egitto, Grecia e Cipro hanno condannato l’intervento militare. L’Iran si dice pronta a mediare tra Damasco e Ankara.

Reazioni internazionali alquanto deboli, come peraltro lo sono sempre state, anche quando nel passato recente l’intervento contro i curdi ha provocato molti più morti di quelli attuali. Questa è infatti la terza volta che Erdogan lancia offensive militari per colpire i curdi, loro spina nel fianco.

Un popolo, quello curdo, di circa 30 milioni di persone sparsi tra 5 nazioni (Turchia, Siria, Iran, Iraq e Armenia), in cerca di un territorio, su cui costruire uno stato indipendente. Il tentativo di creare amministrazioni autonome nelle aree  di Afrin, Kobane e Jazira, conquistate ai combattenti dello Stato Islamico, e conosciuto come Rojava, non è stato riconosciuto da Stati Uniti, Turchia e Siria. 

Quali risultati otterrà questa ennesima offensiva?

 

di Vito Di Ventura

  

    Print       Email

You might also like...

La nuova centrale eolica del Montenegro

Read More →