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Proteste in Iraq represse nel sangue: centinaia le vittime

By   /   7 Ottobre 2019  /   Commenti disabilitati su Proteste in Iraq represse nel sangue: centinaia le vittime

Leggendo il bilancio degli scontri avvenuti ieri in Iraq, sembra di scorrere un bollettino di guerra: 104 morti, di cui 8 poliziotti bruciati vivi, oltre 6 mila feriti, di cui circa 1.300 tra le forze di polizia, 52 mezzi distrutti e numerosissimi danni alle infrastrutture.Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero dell’Interno, Saad Maan

La protesta è iniziata 5 giorni fa, dopo che un giovane si è dato fuoco per protesta contro le autorità che gli avevano sequestrato il suo chiosco mobile. Un caso che ricorda molto da vicino quello del giovane tunisino, Mohamed Bouazizi, che detto origine alla cosiddetta “Primavera araba”.

Dalla capitale Bagdad la protesta si è subito estesa alle principali provincie del sud, a maggioranza Sciita, nonostante internet fosse stato oscurato. 

Sfidando la polizia, che ha usato gas lacrimogeni e sparato ad altezza d’uomo, un gruppo di manifestanti armato di fucili ha attaccato la sede delle televisioni locali e straniere, tra cui la NRT, Dijlah e l’ufficio della Al-Arabiya e la al-Hadath.

Le cause principali sono da ricercare, nella diffusa corruzione, elevatissima disoccupazione e nel malfunzionamento dei servizi pubblici, in un paese dove mancano acqua ed elettricità.

Dopo gli incidenti, per placare gli animi il governo, eletto appena un anno fa e guidato da Primo Ministro Adel Abdel Mahd, ha annunciato diverse riforme, tra cui un piano agricolo per la distribuzione della terra e l’aumento degli assegni alle famiglie bisognose, la costruzione di oltre 100 mila case. Al riguardo, lo scorso settembre il governo ha iniziato la demolizione di baraccopoli, sorte spontanee nel Paese, che costituiscono rifugio a circa 3 milioni di iracheni. 

Per far fronte alla stagnante situazione lavorativa, con il 25% dei disoccupati, il governo ha promesso che aumenterà il mercato del lavoro e verranno elargite compensazioni a chi non lavora, una specie di “reddito di cittadinanza” o di “inclusione”.

 

di Vito Di Ventura

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