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Le ONG condizionano i governi?   

By   /   25 Settembre 2019  /   Commenti disabilitati su Le ONG condizionano i governi?   

Negli scorsi anni le “Organizzazioni Non Governative” (ONG), stanziate permanentemente e operanti nel Mediterraneo, hanno portato nei porti italiani migliaia di esseri umani prelevati da natanti in difficoltà, ma non solo.  Ed il “non solo” qui è d’obbligo perché, diciamolo subito, non sempre i cosiddetti naufraghi sono stati salvati dalle acque. Ma cosa spinge queste ONG a salpare verso la Libia? Il loro scopo è solo umanitario? Da chi sono sostenute finanziariamente e soprattutto perché si spingono così vicino alle coste libiche per prelevare le povere vittime dei trafficanti? Sorge spontaneo il sospetto, probabilmente fondato, che nel loro agire ci sia ben più della filantropia e delle tematiche umanitarie. Venendo a noi e più nello specifico, ci ricordiamo che alla fine dello scorso luglio i media italiani quotidianamente riportavano aggiornamenti sulla contrapposizione tra il “governo gialloverde” e varie ONG dotate di mezzi navali per il soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Cambiato il governo, di ONG non se ne parla più. E’ quindi sorto legittimamente nell’opinione pubblica il dubbio che tutta quell’attenzione a livello nazionale ma anche internazionale fosse strumentale e finalizzata ad ottenere il ribaltamento istituzionale che poi c’è stato.

Pur lasciando da parte la politica non si può però non osservare come nel caso specifico l’azione delle ONG operanti nel “mare nostrum” abbia pesantemente contribuito a determinare la sorte dell’esecutivo nel nostro Paese. Ed allora occorre chiedersi se le ONG siano effettivamente in grado di condizionare i governi. La risposta che mi sento di dare è interlocutoria. Certo condizionano, sono organizzazioni che hanno oramai raggiunto un peso politico significativo. Le ONG sono nate per vari motivi e con fini molto diversificati, non tutte seguono finalità filantropiche, molte agiscono laddove i governi latitano e non disdegnano il profitto anche se si dichiarano “no profit”. Il solo fatto di impiegare non solo volontari ma migliaia di addetti, spesso lautamente pagati, con il “no profit” non ha molto a che vedere. I loro bilanci non sono disponibili e nel loro mondo non tutto è chiaro, anzi. Alcune ONG perseguono scopi ideologici per cui operano a sostegno o in contrasto con i governi, soprattutto nei Paesi del terzo mondo, per conseguire risultati politici prefissati. Pensiamo al variegato mondo dell’ecologismo, dell’ambientalismo e dei movimenti ad essi collegati, pensiamo ai paladini della salvaguardia del clima del pianeta, ai movimenti “green”, che mettono in piedi ONG per sostenere la loro attività nel concreto.

Molti governi le sfruttano, altri le subiscono impotenti o le appoggiano per convenienza quando aiutano a risolvere i loro problemi sociali. Non sempre però a costo zero per i beneficiati, tutt’altro! Pensiamo alle blasonate ed osannate ONG che operano nel settore sanitario, che offrono assistenza a popolazioni diversamente abbandonate a se stesse, ma che a volte discriminano a seconda dell’”appartenenza” dei bisognosi. Pensiamo alle ONG che distribuiscono il cibo in zone carenti di risorse alimentari o oppresse dalla carestia che  a volte si riservano il diritto e il potere di orientare gli aiuti secondo propri criteri. Ma tutto questo ricade nella logica delle cose, così va il mondo, e queste per quanto stridenti siano, sono le normali relazioni.

Il problema più grave però, mai pienamente affrontato dalla comunità internazionale (leggasi Nazioni Unite), non è quello delle ONG che strada facendo magari deviano un po’ dalla corretta via per fini diversi da quelli istitutivi, ma quello delle ONG pensate e strutturate fin dall’inizio per condizionare i governi e la loro azione. Il sospetto della loro esistenza è venuto a molti italiani quando si sono trovati di fronte a casi come quello della famosa Comandante Carola Rakete e della sua nave Sea Watch, che con piglio combattivo e di aperta sfida si è opposta al Ministro dell’Interno italiano forzando il blocco ed il divieto di ingresso in porto italiano, in barba ad ogni regola internazionale. Nel caso specifico nessuno ha pensato che la sua fosse solo un’azione umanitaria isolata, parto esclusivo della sua mente e dei suoi personali sentimenti di affezione nei confronti dei naufraghi. Tutti hanno pensato, e forse a ragione, che dietro a lei ci fosse qualche governo europeo, stanco del decisionismo del nostro Viminale e della chiusura ad ogni accoglienza in Italia dei profughi traghettati dalle ONG. La Germania, patria della Comandante, è stata subito sospettata.

In definitiva le ONG hanno sicuramente una significativa capacità di influenza nei Paesi sottosviluppati e poveri dove, veramente, possono fare la differenza e dove con i loro appoggi internazionali e con la potenza dei governi da cui traggono protezione e paternità possono non solo influenzare ma decidere i destini. In altri casi, quando sono l’espressione ed il braccio armato di potentati e lobby di potere mondiale, possono rendere la vita difficile anche a grandi nazioni, come è forse successo con l’Italia. La loro criminalizzazione generalizzata non appare però legittima. Ci sono migliaia di ONG, che operano per fini di bene e per portare soccorso e benessere a popolazioni sfortunate, che non vanno dimenticate. Senza voler condividere le considerazioni radicali espresse dai fieri oppositori della loro stessa esistenza – perchè ritenute strumenti di taluni potentati della grande finanza speculativa globalizzata e parte integrante dei cosiddetti ‘poteri forti’ in grado di condizionare le sorti degli stati –  possiamo comunque affermare che le ONG non sono realtà al servizio delle istituzioni con cui si relazionano, come le associazioni di puro volontariato. Sono altro, una risorsa particolare che va gestita dagli Stati con una precisa normativa giuridica, anche per evitare che il “caso Carola” possa vergognosamente ripetersi.

di Roberto Bernardini

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