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UK: Il Premier Britannico intrappolato tra Brexit, dimissioni e scioperi

By   /   9 Settembre 2019  /   Commenti disabilitati su UK: Il Premier Britannico intrappolato tra Brexit, dimissioni e scioperi

Il Premier britannico Boris Johnson è rimasto impigliato nella rete della Brexit, che già è costata cara a Theresa May, e nel caos interno provocato dai 2 giorni di sciopero dei piloti della British Airways.  

Johnson continua a sostenere che la Gran Bretagna uscirà dall’Unione Europea il 31 ottobre p.v. con o senza accordo, nonostante il Parlamento invece abbia deliberato per una richiesta di proroga di tre mesi, ciò che Boris Johnson non intende fare. Per entrare in vigore, ovvero diventare Legge, si attende solo la firma della Regina.

In realtà, per uscire dall’impasse il Premier vorrebbe andare alle elezioni subito, forte del consenso popolare che, secondo i sondaggi, vede il Partito Conservatore in vantaggio di circa 10% sui Laburisti. Tuttavia, le elezioni sono una prerogativa del Parlamento che, per una legge del 2011, dovrebbero essere richieste dal almeno i due terzi dei parlamentari.

Il governo è già stato battuto 2 volte sulla proposta di andare alle urne, ma nonostante ciò il Premier l’ha riproposta proprio oggi, anche se ancora una volta le opposizioni la bocceranno. 

Boris Johnson, infatti, dopo le dimissioni del Ministro per il Lavoro, Amber Rudd – sostituita con Therese Coffey – e l’espulsione dal partito di 21 “ribelli” che non hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione Europea senza accordo, non ha più la maggioranza parlamentare. Tra i rei c’è  anche il fratello di Boris, Jo Johnson, che, secondo quanto da lui stesso dichiarato, chiamato a decidere tra interessi familiari e nazionali ha optato per questi ultimi.

Anche John Bercow ha annunciato l’intenzione di rinunciare alla sua carica di speaker della Camera dei Comuni britannica. Se non dovesse passare, come sembra, la richiesta di voto anticipato, le sue dimissioni diverranno effettive il 31 ottobre.

Intanto, il Premier ha chiesto la sospensione del Parlamento fino al 14 ottobre. La sua riapertura, il 15 ottobre, avverrà con il discorso a camere riunite della Regina.

In cerca di consensi Johnson si è recato a Dublino dove ha incontrato il Primo Ministro Irlandese, Leo Varadkar, per il quale l’uscita senza accordo avrebbe forti conseguenze negative a causa della chiusura della frontiera con l’Irlanda del Nord.

Come se non bastasse, a complicare la vita, sul fronte interno il governo britannico si trova ad affrontare lo sciopero di 48 ore dei piloti della British Airways che ha dovuto cancellare tutti i voli. A questo sciopero seguirà un altro il 27 settembre, sempre che non si riapra il tavolo delle trattative tra società e sindacato. I piloti chiedono una più equa ripartizione dei profitti tra loro e la società, in pratica un aumento di stipendio.

L’Autorità dell’Aviazione Civile britannica ha aperto un’indagine dopo cha molti passeggeri si sono lamentati per non essere stati informati sulle reali motivazioni dello sciopero. A loro, infatti, la British Airways aveva detto che il loro volo era stato “cancellato”, venendo meno ai diritti del viaggiatore. La British Airways sarà comunque tenuta a rimborsare i biglietti, o garantire trasporti alternativi oppure un nuovo volo, in data da definirsi.

 

di Vito Di Ventura

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