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L’Albania dimenticata

By   /   23 Luglio 2019  /   Commenti disabilitati su L’Albania dimenticata

Dopo le elezioni farsa dello scorso 30 giugno, in barba al Decreto Presidenziale che ne chiedeva il rinvio, il nuovo governo di Edi Rama si è insediato in un Parlamento semivuoto, senza alcun membro dell’opposizione. In pratica c’è un governo monocolore, il governo del Premier, che non si vedeva dai tempi del dittatore Enver Hoxha.

In aggiunta, la partecipazione al voto è stata inferiore al 20%,dato contestato dall’opposizione per la quale non ha superato il 15%. Al voto infatti non hanno partecipato i candidati del Partito Democratico (DP), il Partito Repubblicano, e del Movimento Socialista per l’Integrazione (SMI) ed altri partiti minori, mentre, naturalmente, alle urne si è recato al gran completo il Partito Socialista (SP) e alcuni candidati di altri partiti.

La crisi istituzionale è in pieno atto, sia nei confronti del Presidente della Repubblica Ilir Meta e sia dell’opposizione guidata dal leader dei Democratici Lulzim Basha. Nei confronti del Presidente della Repubblica è stata presentata dai socialisti una richiesta di impeachment che peraltro non può essere portata avanti poiché sia la Corte Costituzione, da almeno 2 anni, e sia la Corte Suprema, non esistono, in quanto prive dei membri necessari.

Crisi sottolineata anche dal rapporto della OSCE- ODIHR (Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani), dopo il voto del 30 giugno.

Anche le manifestazioni di piazza, non prive di violenza, che avevano acceso gli animi prima del voto, sembrano scemate, così come la voce dell’Unione Europea e degli stessi Stati Uniti, i quali sembrano aver abbandonato l’Albania, ovvero sostengono l’attuale Premier.

Gli albanesi hanno perso la fiducia nei loro rappresentanti, nel sistema democratico e nel senso di giustizia che solo alcuni anni fa sembrava aver entusiasmato tutti. Tant’è che l’Albania nel 2009, dieci anni fa, diventava membro della NATO e si proponeva di entrare a far parte dell’Unione Europea, per la quale potrebbe essere presa una decisone il prossimo ottobre e addirittura la Presidenza dell’OSCE nel 2020.

Ma i nodi da sciogliere sono moltissimi. La giustizia sembra sia nelle mani di gente affiliata o leale al Partito Socialista, la stampa e i media ufficiali sono asserviti al governo, che dalle opposizioni è invece accusato di corruzione e di avere legami con clan mafiosi.

Le opposizioni propongono un patto nazionale, un governo di transizione che ridia fiducia ai cittadini e porti a nuove e libere elezioni, ma il governo non accetta e anzi chiede all’opposizione di ritornare a sedere nei banchi del Parlamento, senza condizioni e con l’impegno a lavorare per far sì che i negoziati di accesso all’UE vadano a buon fine.

 

di Vito Di Ventura

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