Loading...
You are here:  Home  >  Editoriali  >  Current Article

Emigrare? Meglio vicino a casa

By   /   17 Luglio 2019  /   Commenti disabilitati su Emigrare? Meglio vicino a casa

Ogni giorno aprendo il giornale troviamo un articolo su immigrati e flussi migratori. Se non fosse un problema italiano verrebbe voglia di cercare altre letture ma l’importanza che il fenomeno migratorio ha raggiunto nella politica e nella nostra vita sociale ci obbliga a documentarci, ovviamente sui testi che la stampa ci propina.

Ed allora a seguito di queste letture prende sempre più piede nel lettore, forse un po’ disattento e superficiale, la convinzione che tutti i migranti vogliano venire in Italia per poi passare in Europa.

Tutti si convincono che non vi sia altra migrazione che quella attraverso il Mediterraneo ed i Balcani, che tutti i profughi vengano ad invadere il vecchio continente. Non è proprio così. Approfondiamo.

Certo in Europa arrivano migranti ed anche in numero cospicuo, almeno in certi periodi. Ma il fenomeno della migrazione mondiale interessa centinaia di milioni di persone e riguarda soprattutto la mobilità intra-africana. Moltissimi abitanti della fascia sub sahariana ad esempio, lasciano il proprio Paese ma restano in Africa dove esistono, lo vediamo di seguito, interessanti prospettive adeguate al loro livello di ambizione. Solo un’esigua minoranza punta ad approdare in Europa e sono quelli meno poveri e meglio informati, i più ambiziosi, quasi mai costretti ad emigrare (da guerre, carestie e persecuzioni politiche), migranti cosiddetti economici per propria libera scelta.

Ma la destinazione della maggior parte dei migranti resta all’interno del continente africano.

Secondo i dati disponibili al 2017, in 27 milioni sono partiti dall’Africa sub sahariana ma solo 8 milioni si sono stabiliti in Europa, Nord America, Medio Oriente e in altre zone del pianeta. La maggior parte, 19 milioni, hanno varcato i confini dei loro Stati ma solo per sistemarsi in quelli limitrofi. Ovviamente le ragioni sono le più varie, non ultima la mancanza di risorse necessarie (i veri poveri non possono pagarsi alcun viaggio) ma anche per la mancanza della cultura dell’emigrazione di lungo raggio, molto più marcata invece negli abitanti della sponda sud del mediterraneo più propensi da sempre a spostarsi più lontano.

Ed allora anche noi europei dobbiamo cambiare prospettiva o meglio, lo devono fare i politici che ci governano, evitando di incentrare il loro dibattito elettorale sul profugo e sull’esasperazione dei problemi sociali derivanti dalla sua presenza sul nostro territorio, solo perché tale presenza non sono riusciti a gestire in modo civile ed organizzato.

In Africa l’emigrazione prevalente è quella trans-frontaliera. A sud del Sahara ci si sposta da Uganda in Kenia, dal Camerun alla Nigeria allo stesso modo che da noi ci si sposta ancora da Italia a Svizzera o da Spagna a Francia o da Irlanda ad Inghilterra. C’è sempre un vicino più ricco.

Anche in Africa troviamo Paesi più ricchi degli altri che, in linea con le comuni ambizioni di miglioramento, attraggono. E come succede in Europa, per esempio con i moldavi, gli ucraini ed i kosovari, si formano dei canali migratori basati su reti di relazioni e passa parola che portano i migranti a privilegiare certi luoghi di approdo rispetto ad altri anche per ragioni umane e non solo economiche.

Ed allora, preso atto che il problema è globale e che non siamo noi soli a dover combattere con l’irruenza dei flussi, dobbiamo capire che un ruolo prioritario nella gestione e nel contenimento degli stessi lo possono svolgere le politiche europee di aiuti allo sviluppo in Africa (aiutiamoli a casa loro), intervenendo all’origine del problema e scoraggiando così i movimenti più o meno obbligati delle persone con offerte di lavoro in loco.

Ma attenzione. Investire in Africa non deve significare esternalizzare ai regimi la gestione dei fondi. Non cadiamo nel vecchio errore, più volte commesso dalle potenze europee, di garantire appoggio ai regimi autoritari, come successo in passato con Ben Alì in Tunisia o con Gheddafi in Libia e come sembra succeda ancora con l’Eritrea, in cambio della chiusura dei cancelli migratori o dell’accettazione silente dei rimpatri. No, questo non deve più succedere perché non ha dato alcun risultato, anzi.

Oggi non esiste altra alternativa. L’Europa deve investire di più e fare di più per scoraggiare le partenze invece di offrire il miraggio di un’accoglienza che poi si dimostra non sempre rispondente: e noi in Italia ne sappiamo qualcosa.

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e soprattutto la nuova Presidente tedesca della Commissione, Ursula Van der Leyen, hanno considerato questo aspetto come punto di partenza del loro programma politico e quindi del loro mandato. Staremo a vedere.

Di Roberto Bernardini

 

    Print       Email

You might also like...

USA: altre uccisioni di massa

Read More →