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Scambio di accuse e ritorsioni tra Iran e Gran Bretagna

By   /   9 Luglio 2019  /   No Comments

L’Iran risponderà a suo tempo e modo alla Gran Bretagna che lo scorso giovedì 4 luglio ha sequestrato, nello stretto di Gibilterra, la petroliera iraniana “Grace 1” diretta in Siria. Lo ha annunciato il Comandante delle Forze Armate Iraniane.

Secondo fonti spagnole l’ordine alla British Royal Marine di fermare la petroliera è venuto dagli Stati Uniti, giustificando il sequestro in quanto in violazione delle sanzioni imposte dall’Unione Europea del 2014.

Per Teheran, invece, il sequestro è stato un atto di ritorsione contro l’abbattimento del drone americano da parte della controaerei iraniana oppure ai sabotaggi delle navi nel golfo dell’Oman. Inoltre, la petroliera si trovava in acque internazionali e le accuse di violazione delle sanzioni sono false in quanto queste ultime non sono basate sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il Ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore Britannico a Teheran, presentando decise rimostranze, cui hanno fatto seguito dichiarazioni del segretario del Consiglio di Discernimento delle Opportunità e consigliere della guida suprema Ali Khamenei, Mohsen Rezaei, che ha sollecitato le autorità iraniane a catturare una petroliera britannica, qualora Londra non dovesse rilasciare la loro.

Le già tese relazioni tra Teheran e Washington sono alle stelle. Un escalation che prende le mosse dal ritiro dell’amministrazione Trump all’accordo del nucleare del 2015, culminate lo scorso 13 giugno con l’attacco alle 2 petroliere nel Golfo e dal successivo abbattimento da parte dei Pasdaran del drone americano. 

Tra l’incudine e il martello c’è l’Europa, che non sa quali pesci prendere. Da una parte vuole convincere Teheran a non riprendere l’arricchimento dell’uranio e dall’altra vorrebbe fare da mediatrice senza scontentare gli Stati Uniti.

Teheran ha, infatti, dichiarato, per bocca del presidente Hassan Rohani, di voler arricchire al 5% dell’uranio, mentre l’Accordo sul nucleare prevede la soglia massima del 3,6%, qualora l’Unione Europea non attui entro 60 giorni misure concrete per superare le sanzioni americane. L’ultimatum scadeva ieri.

  

di Vito Di Ventura

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