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L’Iran cerca nell’Europa una sponda

By   /   11 Giugno 2019  /   Commenti disabilitati su L’Iran cerca nell’Europa una sponda

L’occasione è stata la visita di ieri a Teheran del Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, accolto dal suo omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif.

Zarif ha tenuto a sottolineare che l’Iran si aspetta che i Paesi Europei firmatari dell’Accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), siglato dopo anni di trattative nel 2015 da USA, UK, Cina, Francia, Russia e Germania, diano seguito a tale accordo, al fine di sostenere gli interessi economici iraniani.

All’epoca il Presidente degli Stati Uniti era Barack Obama, ma, a maggio del 2018, perseguendo la sua linea politica “America first”, il Presidente Donald Trump, in modo unilaterale, si è ritirato dall’Accordo e ha applicato all’Iran nuove sanzioni, minacciandole anche contro coloro che dovessero mantenere rapporti commerciali con Teheran.

L’Europa si è dissociata dagli USA. Per l’Agenzia Internazionale dell’Onu per l’Energia Atomica (AIEA) l’Iran, infatti, stava rispettando “gli impegni relativi al nucleare” e che era “sottoposta al più rigido regime di verifica nucleare al mondo”. Posizione sostenuta anche dall’Unione Europea, attraverso l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini.

Anche la Cancelliera Angela Merkel, i Ministri degli Esteri britannico pro-tempore, Boris Johnson, il francese, Jean-Yves Le Drian, oltre naturalmente a Russia e Cina, tutti, insomma, sono stati unanimi a sollevare dubbi sulla decisione americana e si erano espressi a voler continuare sulla strada intrapresa dall’accordo. 

A gennaio, l’UE ha annunciato l’istituzione di un canale di pagamento, noto come lo strumento a sostegno delle borse commerciali (INSTEX), per garantire il commercio con l’Iran e coprire le sanzioni anti-iraniane degli Stati Uniti.

Le tensioni tra Washington e Teheran non sono più limitate all’accordo nucleare iraniano, ma si sono intensificate di molto nel corso dell’ultimo mese. Gli Stati Uniti accusano l’Iran di continue “attività maligne” e di non ben specificate minacce contro gli Stati Uniti e i loro alleati, al punto che ha aumentato la sua presenza militare nella regione, schierando un gruppo di portaerei, missili e uno squadrone di bombardieri B-52.

Dall’altro canto, se l’Iran abbandonasse lo Yemen e la Siria, e rinunciasse al suo programma missilistico perderebbe qualsiasi leva contro gli Stati Uniti, e, quindi, non ci rinuncerà mai. Per questo le autorità iraniane vogliono limitare i colloqui solo all’accordo sul nucleare, mentre non intendono parlare del programma di sviluppo delle armi, del suo presunto sostegno ai gruppi sciiti in tutto il Medio Oriente . Questioni che invece destano qualche preoccupazione non solo a Washington ma anche nelle capitali europee.

Resta da vedere se, nell’attuale situazione economica internazionale caratterizzata dai pesanti dazi e dalla guerra commerciale con la Cina, con l’Unione Europea in crisi, compresa la Germania, dopo il rinnovato feeling con il Presidente francese Macron, il sostegno a Boris Johnson come futuro Premier britannico, l’imminente cambiamento del Parlamento Europeo, l’Unione Europea manterrà fede agli impegni oppure seguirà gli Stati Uniti? In ogni caso, a perderci di più saranno proprio i paesi europei.

 

di Vito Di Ventura

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