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In Venezuela la lotta continua senza troppo rumore mediatico

By   /   7 Giugno 2019  /   No Comments

Dov’è finito l’entusiasmo dei media internazionali intorno a Juan Guaidò, l’alfiere della democrazia che vuole defenestrare il Presidente Nicolas Maduro, il dittatore?

Quando, 7 mesi fa, a gennaio di quest’anno, Guaidò, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha chiesto ai venezuelani di ribellarsi contro il mal governo, la povertà e il declino in cui versa il Paese, infiammati dal vento di una “Primavera venezuelana”, oltre 50 Paesi si sono affrettati a riconoscerlo come legittimo presidente ad interim del Venezuela.

Verso la fine di aprile, quando Guaidò e il leader dell’opposizione Leopoldo López sono apparsi circondati da alcuni soldati, in quei giorni sembrava che la rivoluzione fosse a portata di mano, che fosse questione di ore, perché l’Esercito si stava schierando con lui. 

Ma nonostante i ripetuti e accorati messaggi alle Forze Armate di schierarsi con il popolo, ai soldati di disertare e affiancarsi ai manifestanti, ben consapevole che l’appoggio delle Forze Armate avrebbe fatto la differenza, a tutt’oggi solo un manipolo di circa 1.500 soldati hanno raccolto l’appello; poca cosa per sovvertire lo stato quo, e, di fatto, la situazione non è mai precipitata ed è rimasta saldamente nelle mani di Maduro che ha avviato una specie di epurazione, imprigionando i capi politici che appoggiavano Guaidò.

I soldati che con coraggio hanno abbracciato la causa del popolo, hanno dovuto indossare gli abiti civili e, dopo aver pagato i “colectivos” – gruppi di miliziani filogovernativi – hanno attraversato il confine con la Colombia insieme ai familiari e aspettano in hotel. Aspettano che arrivi il giorno in cui possano rimettersi l’uniforme e combattere per liberare il Paese dal regime, contribuire alle libere elezioni e alla nascita della democrazia.

Intanto, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) li ha aiutati a compilare i moduli per ottenere lo stato di rifugiato e con l’avvio del  programma colombiano denominato “Permiso Especial de Permanencia (PEP)”, è stato consesso a loro e alle loro famiglie di trovarsi un lavoro e vivere legalmente, di inserirsi quindi nella vita produttiva del Paese.

Nel frattempo, il governo ombra di Guaidò cerca di negoziare. Ma le parti non sembrano orientate a cedere alcunché all’altra. Tant’è che gli incontri tra i rappresentanti del governo ufficiale e gli inviati dell’opposizione avvenuti a Oslo (Norvegia) lo scorso 29 maggio non hanno prodotto alcun risultato.

Visto il fallimento di Oslo, Guaidò è ritornato a chiedere ai venezuelani di scendere in piazza per quella che lui chiama “la fase definitiva dell’Operazione Libertà”, perché la rivoluzione finirà entro quest’anno: “Questo non è iniziato nel 2019, ma terminerà nel 2019… il governo decida se vuole andare via con le buone oppure con le brutte maniere”.

L’ago della bilancia sono le Forze Armate. Guaidò continua a chiedere ai vertici militari e ai soldati di schierarsi dalla sua parte, dalla parte del popolo, Maduro li esalta e li ringrazia per la loro fedeltà. Cosa potrà far cambiare l’attuale stallo? Molto dipenderà dalle pressioni esterne, a partire dagli Stati Uniti e dalla Russia, schierati rispettivamente con Guaidò e Maduro. Il Segretario di Stato Mike Pompeo alla CNN ha dichiarato che Maduro era pronto a fuggire dal Venezuela ma che una potenza straniera (ndr, Russia) lo ha convinto a rimanere. Trump rinnova l’embargo e blocca i viaggi dei cittadini statunitensi verso l’isola di Cuba, rea di sostenere Maduro. Il Gruppo di Lima (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panamá, Paraguay, Perú) si è schierato con Guaidò e ha chiesto a Maduro di farsi da parte. 

Ma nonostante tutto ciò la situazione resta immutata e ognuno rivendica le proprie ragioni… in mezzo ci sono i venezuelani che continuano a morire sia per la dura repressione militare, l’ultimo in ordine di tempo è stato un ragazzo di 24 anni nella città di La Victoria, sia per le ancora più dure condizioni economiche e sanitarie.

 

di Vito Di Ventura

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