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La città di Troia e il fascino delle sue incredibili eccellenze

By   /   17 Maggio 2019  /   Commenti disabilitati su La città di Troia e il fascino delle sue incredibili eccellenze

Il territorio dei Monti Dauni offre lo spettacolo di un paesaggio incantevole ed incontaminato, ma da queste parti basta guardarsi intorno per accorgersi di essere come in un museo a cielo aperto. Storia, cultura, arte e architettura celano, infatti, piccoli grandi capolavori. È sotto una pioggia scrosciante che vedo per la prima volta la Cattedrale di Troia e, di certo, questo contribuisce al suo fascino, quasi misterioso.

La città ha origini antichissime e la sua storia si intreccia in maniera indissolubile con quella della basilica di Santa Maria Assunta. Sul percorso dei pellegrini che viaggiavano lungo la Via Francigena, la città diventa, dunque, chiave del sacro in questa parte di Puglia. Sarà forse dovuta anche a questo l’atmosfera magica che avverto osservando la Cattedrale o è semplicemente la sua bellezza che mi lascia senza fiato. Costruita tra XI e XII secolo la chiesa è un’autentica meraviglia, un piccolo gioiello del romanico pugliese, particolare ed esclusivo.

 

Fiore all’occhiello di questo capolavoro è senza dubbio il rosone della facciata, un’opera d’arte unica al mondo. Un vero e proprio gigantesco merletto di marmo, è esempio magistrale della tecnica scultorea a traforo, con decorazioni differenti una dall’altra. In più, in barba alla tradizione, conta solo 11 colonne e altrettanti spicchi, lasciando pensare al numero degli apostoli senza Giuda Iscariota, rivelando un forte simbolismo. È uno spettacolo per gli occhi, un enorme ma leggerissimo ricamo. Piccola curiosità, se vi sembra di averlo già visto da qualche parte non sbagliate, era disegnato sul retro della vecchia banconota da 5.000 lire!

 

Da non perdere il Museo del Tesoro della Cattedrale, che tra le altre cose, custodisce tre antichi Exultet, lunghi complessivamente undici metri. Si tratta di rotoli di pergamena con illustrazioni finemente miniate che venivano srotolati dal pulpito durante la veglia pasquale permettendo al popolo di comprendere la preghiera anche attraverso le immagini. In realtà non è certo che le cose andassero proprio così, certo è invece che ne rimangono solo 33 in tutto il mondo e tre sono custoditi proprio qui. Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Troia si mostra fiera custode della cultura dei Monti Dauni e l’incanto è evidente, nonostante la pioggia, che non accenna a diminuire. 

Non potevo farmi mancare la parte enogastronomica e proprio accanto alla Cattedrale scopro la Passionata, un dolce tipico del borgo, a base di ricotta, pasta di mandorle e pan di spagna. La mia celiachia non mi permette di assaggiare, per questa volta, ma anche solo da colori e profumi è evidente l’incontro di bellezza e bontà. 

C’è ancora una cosa prima di andare via… il Nero di Troia! Si tratta di un vitigno autoctono, ormai conosciuto al grande pubblico, terza varietà a bacca nera per numero di ettari coltivati e una tra le più antiche della Puglia. A raccontarmelo è la cantina Elda

Qui, quella del Nero di Troia, è una produzione d’eccellenza che punta tutto sulla qualità, al bando dunque coltivazioni intensive o processi industriali forzati, l’uva è tagliata a mano e tutto mira ad uno sviluppo ecosostenibile. Una scelta d’amore per la terra che si avverte chiaramente anche nel bicchiere. Giuseppe Morra, responsabile commerciale dell’azienda, mi racconta letteralmente la cantina, la produzione, le coltivazioni ma soprattutto il sogno e l’avventura di Marcello Salvatori, fondatore della cantina, che sceglie di tornare alle origini, alla scoperta delle sue radici e si impegna cuore e anima in un progetto che prende il nome dalla madre, Elda. La cantina offre dodici etichette diverse, aprendosi anche ad altre colture, puntando sulla sperimentazione e la ricerca continua. Ben quattro sono riferite al nero di troia, coltivato nelle sue terre natie. Dal colore rosso intenso agli straordinari profumi sarà, forse, il fatto di gustarlo proprio nel cuore della sua terra, peraltro direttamente in cantina, posso dire che mi ha conquistata!

 

di Marta Parcesepe

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