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Media e terrorismo

By   /   26 Aprile 2019  /   Commenti disabilitati su Media e terrorismo

Dopo gli attacchi alle moschee di Al Noor e di Masjid di Christchurch in Nuova Zelanda, in cui sono morti 50 musulmani, ad opera di Brenton Tarrant e 4 componenti del commando, su molte piattaforme web sono circolate, e ancora oggi sono disponibili, le terribili scene dell’eccidio filmate dallo stesso Tarrant con una telecamera piazzata sul suo elmetto.

Il video e la pubblicazione del manifesto scritto dal Terrant, sono state banditi poiché, secondo le autorità giudiziarie e politiche, oltre ad essere cruente, hanno provocato per imitazione atti di terrorismo e campagne di odio. Tant’è che il Terrant è stato incriminato non solo della morte delle 50 vittime ma anche per aver istigato, o essere il mandante ideologico, di ben 39 tentati omicidi in seguito agli attacchi alla moschea. Peraltro, un gruppo di musulmani francesi ha fatto sapere che perseguirà Facebook e YouTube per aver trasmesso in streaming il massacro di Christchurch.

Per ritorsione, lo Stato Islamico ha rivendicato la strage dei cristiani, avvenuta il giorno di Pasqua nello Sri Lanka, in cui, in multipli attacchi, hanno perso la vita 259 persone e il oltre 400 sono rimaste ferite.

Sulla scorta di questi episodi, il Primo Ministro Neozelandese, Jacinda Ardern, e il Presidente Francese, Emmanuel Macron, hanno convocato per il prossimo 15 maggio a Parigi una conferenza internazionale per discutere del ruolo dei media di fronte ad attentati.

Lo scopo è quello di promuovere un impegno denominato “Christchurch Call” per eliminare i contenuti violenti degli atti terroristici online allo scopo di fermare il loro uso come promotori di altri atti simili.

Nella stessa giornata si terranno anche altri meeting – tra cui il G7 dei Ministri Digitali– tutti tendenti a rendere i social maggiormente responsabili per i contenuti sulle loro piattaforme e prendere azioni in modo che quelli violenti non siano pubblicati e condivisi.

Per la Ardern: “È cruciale che piattaforme come Facebook non siano uno strumento per il terrorismo ma invece diventino parte di una soluzione globale per contrastare l’estremismo. Non si vuole sottomettere la libertà di espressione ma prevenire che atti di violenza possano diffondersi online”.

Macron, dal canto suo, ha fatto sapere che la Francia intende assumersi il ruolo guida nella definizione di nuove misure normative per riconciliare la tecnologia con il bene comune”.

La tematica è drammaticamente attuale, complessa e presenta notevoli controversie. Senza addentraci in essa, per ragioni di sede e di spazio, in un’epoca in cui siamo iper connessi, sarà impossibile prevenire la diffusione di videi anche amatoriali, spesso ripresi con cellulari, di cui si fa un larghissimo uso durante eventi di qualsiasi genere. 

Oggi, i social sono utilizzati come “spazio” nel quale si tende a formarsi un’opinione pubblica senza intermediari e spesso i videi diventano “virali”. Nella fattispecie, azioni terroristiche, i videi sono mezzi di propaganda per giustificare le proprie ragioni, politiche e/o ideologiche.

 

di Vito Di Ventura

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