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L’emozione di Bovino, dove si fondono fascino e poesia

By   /   20 Marzo 2019  /   Commenti disabilitati su L’emozione di Bovino, dove si fondono fascino e poesia

Attraversando uno dei quadri più romantici del paesaggio pugliese arrivo a Bovino. Quella che sto percorrendo è un’antica via di tratturi, usata nei secoli per viaggiare in un ambiente ancora integro ed incontaminato. L’Appennino scivola fin qui trasformando le alture prima in colline e poi in vallate solcate da torrenti e fiumi… la zona dei Monti Dauni regala scenari incantati in ogni momento dell’anno. Qui la natura usa tutta la sua tavolozza di colori meravigliosi, dai marroni fino ai rossi in autunno, alle mille sfumature di verde della primavera fino ai gialli estivi. È la cornice ideale per un’opera d’arte, un borgo riconosciuto già dal 2003 tra i più belli d’Italia e dal 2013 Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, premiato per l’offerta turistica e la qualità della vita.

Nella Valle del Cervaro, in posizione strategica tra Puglia e Campania, Bovino è da sempre il punto di contatto tra il subappennino meridionale e l’immensa pianura del Tavoliere. È davvero un borgo incantato, pura poesia tra le centinaia di portali in pietra e gli scorci che sembrano quadri d’autore. Perdersi tra i suoi vicoli è un’esperienza indimenticabile.

Sul borgo si staglia maestoso il Castello Ducale, qui sulle strade di ciottoli, all’ombra della torre normanna, dentro e fuori dalle mura, sentirsi protagonisti di una storia d’altri tempi è un attimo. Il castello fu costruito dai Normanni su un’antica rocca romana, nel corso dei secoli ha subito continue modificazioni ed aggiunte fino alla trasformazione seicentesca avvenuta per opera dei duchi di Guevara. Oggi ospita il Museo Diocesano con gli incredibili tesori della Cattedrale e vale certamente una visita. Al suo interno anche un frammento della Sacra Spina incastonata in una croce reliquiaria. Nella corte interna la torre dell’orologio serviva un tempo per scandire le ore nei campi e, all’occorrenza, per richiamare i contadini in caso di tempesta. Da qui vale la pena spingersi fino in fondo alla corte, una volta salita la scaletta del cassero quello che si ha davanti agli occhi è un panorama senza eguali, l’essenza stessa di un borgo incantato. Un quadro dipinto dal tempo che rende il senso di un’emozione, lo sguardo sviato solo dagli uccelli che si rincorrono su questo meraviglioso cielo azzurro. Potrei restare qui per ore ma c’è ancora tanto da scoprire.

Attraversando il centro storico, caratteristico quanto quasi magnetico con i suoi portali decorati e le case in pietra, arrivo all’improvviso davanti alla Cattedrale. Sobria e imponente la chiesa è dedicata a Santa Maria Assunta e costituisce uno splendido esempio dell’architettura romanica pugliese. L’edificio è stato realizzato reimpiegando spesso materiali di età romana provenienti da costruzioni diverse, presenta chiari elementi bizantini e nel corso dei secoli venne restaurato e rimaneggiato più volte. Osservandolo nel suo splendore però la cosa che salta subito all’occhio è la facciata asimmetrica!

Per le strade iniziano a sentirsi i profumi sprigionati dalle cucine in piena attività, nel silenzio dei vicoli si coglie il vociare allegro delle case, melodie dialettali che risuonano dalle finestre. Che bello essere qui. Sto scoprendo l’anima dei Monti Dauni e tra culto e cultura Bovino è davvero uno dei borghi più belli. 

di Marta Parcesepe

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