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Cittadinanza negata ad una donna del califfato

By   /   5 Marzo 2019  /   Commenti disabilitati su Cittadinanza negata ad una donna del califfato

Un altro caso di richiesta respinta ad una donna che intendeva rientrare nel suo Stato di origine dopo aver abbracciato la causa dello Stato Islamico. 

Si tratta di Hoda Muthana, una 24enne dell’Alabama, che durante la sua permanenza in Siria ha avuto 3 mariti combattenti dell’IS e, da uno di questi, ha partorito un bambino ora di 18 mesi. Hoda, attualmente in un campo profughi in Siria, si dice pentita e vorrebbe rientrare negli Stati Uniti per crescere suo figlio, anche se sa di dover subire un processo.

Ma, ancorché il tribunale abbia respinto la richiesta, il suo caso ha sollevato un problema giuridico poiché il giudice ha ritenuto valida una parte delle tesi sostenute dall’avvocato difensore in merito alla cittadinanza della donna.

Si tratta di un caso particolare in quanto la donna è nata nel New Jersey mentre il padre era un diplomatico yemenita accreditato preso le Nazioni Unite. Per la legge americana non donna non aveva titoli per essere considerata cittadina americana poiché i genitori, in quanto diplomatici, non sono soggetti alle leggi americane.

Per l’avvocato difensore, essendo la donna nata nell’ottobre 1994 cioè dopo che il padre era stato sostituito nell’incarico, non era più soggetta alle leggi diplomatiche, ma cittadina statunitense a tutti gli effetti.

In realtà, le Nazioni Unite notificarono agli Stati Uniti il cambiamento di stato del genitore nel febbraio 1995. Quindi, per la burocrazia USA il genitore risultava ancora “diplomatico”. 

La Muthana, per errore, ricevette comunque il passaporto che le fu però revocato nel 2016 dall’amministrazione Obama, mentre la donna si trovava già in Siria.

La tesi sostenuta dall’avvocato difensore, Charles Swift, è che lo stato diplomatico termina quando il Paese d’origine decide non quando gli Stati Uniti lo riconoscono. In caso contrario, nelle more che la burocrazia faccia il suo corso, una persona potrebbe commettere un crimine e rimanere protetto dall’immunità diplomatica ancorché il paese d’origine ne avesse revocato lo status diplomatico. Inoltre, uno stato ostile potrebbe usare questo “spazio” di incertezza per fare dello spionaggio senza subire alcuna condanna.

In un’intervista alla WOC Radio dell’Iowa, il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha dichiarato che fare rientrare questa donna negli Stati Uniti è un rischio: “Di fatto, lei è una terrorista e non dovremmo riprendere foreign figther”.

Adesso il caso verrà portato alla Corte d’Appello.

 

di Vito Di Ventura

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