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Il mondo del 2019

By   /   1 Febbraio 2019  /   Commenti disabilitati su Il mondo del 2019

Il 2018 è stato caratterizzato da avvenimenti che hanno tracciato significativi cambiamenti nelle relazioni internazionali. Alcune delle crisi che erano in gestazione si sono purtroppo evidenziate. E’ scoppiata quella che oggi viene definita “IIIGM commerciale” tra Stati Uniti e Cina, una “contrapposizione conflittuale” paradossalmente capace di provocare danni maggiori di quelli prodotti dai due conflitti mondiali del XX secolo. Dovremo abituarci a queste sfide. Ma non basta, il Presidente americano Trump, detto fatto, è uscito dall’accordo sul nucleare iraniano, ha ripristinato le sanzioni pesanti contro l’Iran e vincolato mezzo mondo alla loro osservanza pena la guerra commerciale anche contro gli “amici”.

Le altre crisi, Siria, Iraq, Libia, Medio Oriente, hanno subito una escalation significativa senza far intravvedere una definitiva soluzione. I rapporti USA- RUSSIA stanno attraversando acque procellose, la nuova contrapposizione in Venezuela, oppone le due potenze ma anche la Cina nella ricerca di propria egemonia sul nuovo teatro di crisi sudamericano.

In Europa il governo britannico ha fallito con la Brexit. Non ha saputo mettere in atto una soddisfacente transizione verso l’uscita.Come al solito i britannici si erano forse sopravvalutati. Pensavano di dover competere con un’Europa in sfacelo e vincere rapidamente la sfida per un’uscita la più conveniente possibile. Non è stato così. Lo scenario ha visto invece un’Unione ferma e compatta di fronte a una Gran Bretagna alle prese con la più grave crisi di politica interna di tutti i tempi.

Francia e Germania dal canto loro stanno giocandosi in autonomia la carta del direttorio sul quale basare la nuova Unione. Giocando di anticipo, ad Aquisgrana si sono consolidate in amicizia e in collaborazione per opporre poi uno zoccolo duro a qualsivoglia proposta dovesse emergere dalle elezioni di maggio. Con questa mossa potranno sostenere che la base per l’Europa c’è!

L’UE sta vivendo il suo momento peggiore e sembra aver rinunciato ad ogni sforzo di riforma in vista del rinnovo dei centri di potere a Bruxelles. Dalle elezioni dovrà emergere un Parlamento europeo capace di promuovere una completa riforma.

Anche il terrorismo è purtroppo sempre presente, il fenomeno è incombente ovunque nel mondo, si evidenzia quando crede, contro chi vuole e con le modalità che sceglie. Nulla si è fatto per rendere meno permissive le leggi interne dei vari Paesi nei confronti dei sospetti. In tempi particolari servono disposizioni particolari con buona pace di tutti i garantisti. L’ultimo attentato di Strasburgo ce l’ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno.

Ma è tutta così nera la situazione mondiale. Forse no. Spaziando con lo sguardo verso la Penisola Arabica e dintorni, senza tralasciare in Corno d’Africa, qualche elemento di speranza lo troviamo. I negoziati di Stoccolma, chissà perché sono andati fin lassù per la soluzione della crisi sanguinosa dello Yemen, hanno avuto successo.

E’ stata poi anche siglata la pace tra Etiopia ed Eritrea, storicamente in guerra da sempre. Delle due Coree e del nucleare di Kim non si sente più parlare. Evidentemente il “processo di disgelo” impetuosamente promosso da Trump e poi portato avanti dai due presidenti con la Cina ha funzionato.

Questa in larghe maglie la situazione generale. C’è comunque tanto da lavorare.

Ed allora in questo mondo sempre più problematico e privo di una vera governance globale sarà importante nel corso del 2019 analizzare, studiare e comprendere se le crisi già esistenti e quelle nuove esplose di recente potranno esaurirsi e magari trovare un termine con accordi, trattati di pace veramente definitivi e soprattutto durevoli nel tempo. Sarà questo il lavoro che spetta ai governanti a livello planetario.

Per quanto riguarda noi europei il problema dei flussi migratori è irrisolto e grava sulla politica e sulla quotidianità dei Paesi partner, in particolare dell’Italia. Gli arrivi, per varie ragioni non tutte riconducibili alle azioni dei governi, sono diminuiti, per ora.

Per ottenere questo, i Paesi europei incapaci di raggiungere un vero compromesso in senso più solidale, si sono orientati verso provvedimenti di chiusura. Si scoraggiano le partenze per vie irregolari contrastando il traffico di migranti ma così facendo si impedisce di arrivare anche agli aventi diritto cui non si offrono ingressi regolari alternativi. Vedremo la prossima estate.

Ma c’è qualcosa di ben più condizionante per il futuro dell’Europa. Il vecchio continente è attraversato da un vento di euroscetticismo galoppante che fa proseliti ovunque. Certo l’Europa di oggi non risponde alle esigenze dei Paesi membri dove le situazioni politiche si sono modificate significativamente e dove non esistono più i Partiti che avevano espresso i padri fondatori.

Ma i principi fondanti dell’Unione sono sempre validi e sono ancora oggi il pilastro della legittimazione politica dell’Unione nei confronti dei Parlamenti nazionali. Ad essi si deve fare riferimento per il rilancio dell’Unione oppressa dalle spinte disgregatrici affermatesi negli ultimi anni.

L’allargamento affrettato a tanti Paesi dell’est che non erano pronti lo abbiamo pagato pesantemente con la perdita della solidarietà che era il valore principe sul quale era stata basata l’Unione stessa.

Qualcuno degli analisti internazionali propone addirittura di riprendere alla mano la struttura ed eliminare i Paesi che non ci stanno, mettendoli di fronte all’out-out: “o accettate i principi dei fondatori o dovete andarvene perché l’Europa è così!.Allo stesso tempo dobbiamo come Europa tutelare i nostri interessi ma anche aprirci per esempio verso la Russia perché la Russia al di qua degli Urali è piena Europa.Buon Anno mondo.

 di Roberto Bernardini

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