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E’ questo il cambiamento? Le pensioni

By   /   24 Gennaio 2019  /   Commenti disabilitati su E’ questo il cambiamento? Le pensioni

Il governo “giallo-verde”, che si definisce “del cambiamento”, è molto impegnato nello scardinare il passato ma non sembra avere nello zaino grandi proposte per il presente e per il futuro del Paese. Per ora solo provvedimenti immediati e finalizzati alla ricerca di consenso in vista delle prossime elezioni europee.

Col passare dei mesi, il disegno politico ma anche il modello sociale del Movimento Cinque Stelle (M5S), poco condiviso dalla Lega partner di maggioranza, comincia però ad evidenziarsi nella sua reale progettualità. Appena applicato ha già prodotto alcune negative conseguenze sulla realtà personale di fasce consistenti e altamente rappresentative di cittadini.

Con chiarezza, purtroppo, questo disegno mostra la sua natura potenzialmente distruttiva del presente assetto sociale nazionale.

Limitando qui l’attenzione solo ad alcuni recenti provvedimenti governativi, quelli in materia pensionistica, ci si rende conto che questo cambiamento rischia di

portare a una società dove i profitti e le risorse di chi continuerà comunque a lavorare e ad intraprendere potrebbero essere, all’occorrenza, espropriati in forza di strumenti giuridico – amministrativi ad hoc predisposti.

Hanno cominciato con i tagli ai vitalizi dei parlamentari, ritenuti privilegi illegittimi non coperti da contributi previdenziali, dimenticando volutamente che ab origine essi erano stati invece istituiti come riconoscimenti premiali per il servizio prestato alla Nazione. Non erano pensioni come è stato fatto credere ai cittadini.

Si è poi continuato con le cosiddette pensioni d’oro, taglieggiando i pensionati più facolto si, colpevoli solo di aver legittimamente fatto carriera con il loro duro lavoro e con l’impegno, percependo a norma di legge meritate retribuzioni e conseguenti trattamenti pensionistici più elevati di quelli del semplice operaio o impiegato.

Hanno poi decretato il sostanziale blocco della rivalutazione degli assegni per la gran parte dei 16 milioni di pensionati italiani.

Per ora questo, ed è già molto. Ma lo strumento normativo è oramai predisposto. Potrà essere usato anche per futuri interventi riduttivi altrettanto lesivi che potranno riguardare pure i cittadini con assegni meno consistenti sia da lavoro che da pensione.

Tutte misure gravate da possibile incostituzionalità che sono percepite da chi le subisce come violenza sociale e che contribuiscono a creare un clima di divisione tra i cittadini, a metterli gli uni contro gli altri in una sorta di rivalità permanente tra categorie e, si diceva una volta, classi.

Rendiamoci conto che in questi frangenti il pericolo di sconvolgimento del clima sociale in Italia è concreto. E questo è molto grave.

Una larga parte dei cittadini non approva il modello sociale che si sta delineando e vive una situazione di grande disagio e di perdita di fiducia nelle Istituzioni. E sono cittadini senza rancore e rispettosi da sempre delle leggi che si sentono penalizzati e sopportano, almeno per ora, le preoccupanti conseguenze di questo modo inusuale e approssimativo di governare il Paese.

Una presa di posizione comprensibile, in presenza di nuove leggi che scardinano il passato, che sconvolgono le certezze e la serenità dei cittadini, che rompono il patto d’onore e di impegno siglato dallo Stato con i suoi cittadini migliori: quelli che hanno accettato di servirlo in ogni dove nel pubblico e nel privato, senza porre condizioni.

di Roberto Bernardini

 

 

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