Loading...
You are here:  Home  >  Editoriali  >  Current Article

“Aiutiamoli a casa loro”, un modello per l’Africa  

By   /   8 Dicembre 2018  /   Commenti disabilitati su “Aiutiamoli a casa loro”, un modello per l’Africa  

Una delle carte vincenti per risolvere il problema dei “flussi migratori” dall’Africa sulle nostre coste europee, potrebbe essere l’adozione di una politica dell’”aiutiamoli a casa loro” che promuova lo sviluppo economico nei Paesi di provenienza dei migranti.

Per far questo occorre però che l’Unione Europea, ma anche i singoli Stati in autonomia, si dotino di una strategia di lungo termine per la quale vanno stanziati fondi per investimenti garantiti per almeno un ventennio. E qui dobbiamo allargare lo sguardo. Qualcuno l’ha già fatto. In silenzio negli ultimi venti anni almeno, la Cina ha tracciato la strada per perseguire questo risultato, ovviamente per propri fini. La Cina ha saputo coniugare i propri interessi con gli aiuti ai Paesi del Continente africano dove ha effettuato interventi infrastrutturali di elevata qualità e standard tecnologico e promosso lo sviluppo economico. Il “dragone” si è posto da tempo come un’alternativa all’Occidente, capace di offrire, soccorso e protezione, finanziamenti, sostegno monetario, politico e militare a Stati non ancora compiuti ed in eterna crisi di funzionamento perché abbandonati a se stessi da una decolonizzazione frettolosa. E qualche buon risultato si registra, ce lo dicono anche gli studi dei “think thank”. Secondo le ultime previsioni di ottobre 2018 del World Economic Outlook riportate dal Fondo Monetario Internazionale, le economie dell’Africa sub-sahariana, ad esempio,  sono in ripresa. A partire dal 2000 quell’area ha vissuto i periodi di crescita economica più rilevanti della sua storia che hanno consentito un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Per le valutazioni della Banca Mondiale poi, dal 2012 è la regione che ha effettuato il maggior numero di riforme e tra i Paesi che hanno registrato maggiori progressi, ben 5 sono sub-sahariani: Gibuti, Togo, Kenia, Costa d’Avorio e Ruanda.

Come è stato possibile? Certamente ha contribuito l’aumento dei costi delle materie prime  supportato da una costante domanda proveniente dalle economie emergenti che hanno consentito di firmare accordi più vantaggiosi che in passato. Ma il vero motore della crescita economica è stato il volume degli investimenti stranieri che hanno prodotto l’aumento della domanda interna e lo sviluppo del comparto dei servizi, commercio, trasporti e telecomunicazioni. Risultati confortanti, ma non sufficienti: il ritmo dello sviluppo industriale è troppo lento. Non è possibile assorbire la gran massa dei migranti interni, provenienti dalle campagne prive di prospettive agricole, ed attratti dalla vita delle città. Non esiste ancora lavoro in misura sufficiente, per cui dalle migrazioni interne molti passano poi a quelle internazionali che purtroppo ci interessano. Occorre che l’Europa intervenga, e presto, nella consapevolezza che l’Africa è uno scacchiere economico e geopolitico per noi fondamentale. E’ un immenso mercato potenziale nel quale possono giocarsi rilevanti opportunità di business sia le grandi imprese europee sia le piccole e medie imprese (PMI). Ma occorrono altri e più consistenti finanziamenti. L’Europa ha recentemente abbozzato un piano per il periodo 2021-2027 per una crescita stabile dell’economia africana. Lo stanziamento previsto è di 50 miliardi di euro che dovrebbero servire per sviluppare progetti in agricoltura, sistemi idrici per la distribuzione dell’acqua potabile, contrasto ai cambiamenti climatici che provocano la desertificazione, sanità, formazione e avviamento al lavoro. Sono queste tutte attività proprie del “know how” delle nostre PMI che in questi fondamentali settori di sviluppo economico eccellono.

Li avremo “aiutati a casa loro” ma ci saremo anche “aiutati a casa nostra” come si comincia a pensare anche in Occidente. Italia avanti!

Poniamo dunque in essere un sistema equilibrato che sia conveniente e produttivo per tutti. Trasferire tecnologia sarà un costo indispensabile ma solo così si potrà, contrariamente a quanto avvenuto in passato, creare un processo di sviluppo economico, ma anche sociale, solido e soprattutto duraturo. Non più elemosine e neppure sfruttamento. Anche secondo i vertici dell’Unione Europea, che puntano ad un serio coinvolgimento dei partner, l’Africa non ha più bisogno di sussidi e di aiuti a fondo perduto post colonialisti ma di una collaborazione e di un partenariato equo e solidale, come detto, conveniente per tutti.

di Roberto Bernardini

 

    Print       Email

You might also like...

La missile defence di Trump

Read More →