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Il mondo di Trump non è quello di Macron

By   /   23 ottobre 2018  /   Commenti disabilitati su Il mondo di Trump non è quello di Macron

25 settembre 2018, Assemblea Generale dell’ONU. Vetrina di confronto tra le Nazioni che qui hanno la possibilità di esporre le proprie posizioni, sulle crisi e sulla gestione del mondo. Speciale attenzione è stata riservata a Trump e al “petit Napoleon” francese Macron. Un anno dopo il loro primo confronto al “palazzo di vetro” i due Capi di Stato hanno riaperto le danze di fronte ai 193 membri delle NU.

Le prime scintille erano già apparse nell’assemblea dello scorso anno e questa volta, con dirette allusioni reciproche, i due presidenti hanno evidenziato chiaramente due visioni diametralmente opposte su come affrontare la perdurante crisi della governance mondiale oramai quasi endemica.

Trump ha offerto una visione unilaterale: l’America al centro dei suoi interessi ma anche al centro del mondo, chiusa in un egoismo nuovo ed inquietante sulla scia della vecchia “dottrina Monroe – America agli americani” del 1823”, antesignana dell’”America first”. Ha attaccato le Alleanze e gli accordi internazionali, dai quali è uscito creando negative conseguenze sull’economia e sulle relazioni esterne. Al G7 di giugno The Donald su twitter ha addirittura sconfessato il forum subito dopo la sua conclusione. Con queste premesse, all’ONU ha esordito dicendo: “Come presidente metterò sempre l’America al primo posto, proprio come dovreste fare voi per i vostri Paesi”. Un pericoloso inno al populismo e al sovranismo che venendo da una super potenza rischia di estendersi. Qualche avvisaglia è già presente in alcuni Paesi europei, compreso il nostro.

Secondo Trump il mondo del futuro dovrà basarsi su una comunità internazionale costituita da Stati forti, indipendenti e liberi. Una sorta di Stati – Nazione, pedine fondamentali di un nuovo sistema mondiale che non esclude però la cooperazione tra i popoli. Unilateralismo e strenua difesa del proprio Stato, questa la dottrina di Trump.

Macron, l’ha seguito sul podio ed ha avuto buon gioco nello stressare i suoi concetti contrari al populismo ed al sovranismo. “Multilateralismo e spinta collaborazione internazionale alla ricerca di una struttura del mondo rispondente alle esigenze di tutti e solidarietà internazionale” questo il “mantra” di Emmanuel.

Nel discorso ha denunciato la “legge della giungla”, cioè quella del più forte che domina, e l’unilateralismo che porterebbe direttamente ai conflitti internazionali. E qui il sottinteso riferimento alle tesi di Trump è apparso evidente.”Oggi assistiamo alla disintegrazione del diritto internazionale, di tutte le forme di cooperazione, come se nulla fosse, per paura, per complicità. Il rischio è il cinismo o anche solo l’abitudine al cinismo. Un attacco diretto al populismo, che miete successi in Europa, e al nuovo corso americano.

Certo, alcuni governanti in Europa sono oggi più a favore di Trump che dell’algido Macron. Ma una cosa è purtroppo certa: da questi contenziosi non escono soluzioni, il mondo è ancora alla ricerca di una leadership e di una nuova governance che non emerge.

E dirlo all’ONU come ha fatto Macron, momento importante del suo discorso, è stato quanto mai opportuno. Il ribadirlo in quella sede, di fronte all’isolazionismo americano, ha avuto un suo significato. “Stiamo vivendo una profonda crisi del presente ordine internazionale liberale, ha detto con tono volutamente cupo il presidente francese, un ordine che non ha saputo ben controllare i propri eccessi finanziari, sociali e climatici ne trovare una risposta all’altezza della gravità di questi problemi.  Quindi è l’intero sistema che mostra i suoi limiti.

Certo, il pericolo di nuovi nazionalismi lo si percepisce. La via dell’unilateralismo e dell’isolazionismo sicuramente porta al confronto esasperato, al tutti contro tutti. Forse sarebbe meglio che i popoli si confrontassero in un clima di collaborazione e di solidarietà. Il nazionalismo esasperato, la storia ce lo insegna, può condurre alla radicalizzazione delle posizioni e quindi ad una ferma contrapposizione e, purtroppo, in prospettiva anche ad un conflitto generalizzato.

di Roberto Bernardini

 

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