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Parole ed esplosivo continuano ad alternarsi per una soluzione in Afghanistan

By   /   14 ottobre 2018  /   Commenti disabilitati su Parole ed esplosivo continuano ad alternarsi per una soluzione in Afghanistan

Mentre il capo gruppo di contatto dei talebani ed alcuni membri dell’Islamic Emirate, nome dell’ex  governo talebano, incontrava in Doha l’inviato speciale americano per la pace e la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, nella provincia di Takhar, una motocicletta imbottita di esplosivo provocava la morte di almeno 14 e il ferimento di una trentina di persone presenti al comizio di Nazifa Yousefibek, candidato alle prossime elezioni.

Non si tratta del primo caso, anzi negli ultimi mesi gli attentati contro i candidati al parlamento sono aumentati e altri se ne temono prima delle votazioni previste per il prossimo 20 ottobre. Finora, almeno 9 candidati sono morti in attentati simili e i Talebani hanno promesso di attuare altri attacchi per boicottare le prossime elezioni ritenute una “cospirazione americana”.

Il clima di tensione dura da mesi e molti sono scoraggiati e si chiedono se è proprio necessario andare avanti con le votazioni che sarebbero dovute tenersi 3 anni fa. Tra l’altro, le inefficienze burocratiche, le accuse di numerosissime frodi e undici ore di file per la verifica biometrica degli elettori minacciano di far comunque fallire queste elezioni.

Per proteggere gli oltre 5 mila seggi elettorali è prevista la mobilitazione di 54 mila uomini delle forze di sicurezza, ma nessuno sa come potranno affrontare eventuali attacchi di gruppi talebani o dello Stato Islamico che potrebbero colpire in tutto il Paese.

Nella tranquilla città di Doha, invece, la delegazione talebana, composta dal capo dell’ufficio politico in Doha, Mohammed Abbas Stanekzai, dal suo vice Mawlawi Abdul Salam Hanafi e da alcuni membri dell’ufficio stesso, ribadiva come pre-requisito per il processo di pace il ritiro dall’Afghanistan di tutte le forze straniere. Una volta rimosso questo ostacolo, “ogni sforzo deve essere fatto per una vera soluzione intra-Afgana”. Al termine dei colloqui entrambe le parti hanno convenuto di continuare a mantenere i rapporti e incontrarsi in un prossimo futuro. 

L’inviato speciale americano, Khalilzad è un esperto diplomatico di origine afgana che sta conducendo un tour esplorativo nei Paesi coinvolti, direttamente o indirettamente, nella questione. Dopo aver fatto tappa in Pakistan, Arabia Saudita e Qatar, ieri si è recato a Kabul per incontrare diversi leader e politici sia facenti parte del governo e sia dell’opposizione. 

Ma riuscirà a fermare la mano degli estremisti e l’ondata di violenze? Riuscirà il martoriato paese a ritornare alle urne ed eleggere liberamente  i propri rappresentanti? Ai fiumi di parole sull’Afghanistan finora non è corrisposto alcun risultato tangibile, se non l’aumentata violenza e la quotidiana cronaca di attentati.

 

di Vito Di Ventura

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