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La sparizione del giornalista saudita Jamal Khashoggi

By   /   11 ottobre 2018  /   No Comments

Anche gli Stati Uniti chiedono all’Arabia Saudita spiegazioni sulla sparizione del giornalista Jamal Khashoggi, visto l’ultima volta mentre il 2 ottobre varcava la soglia del Consolato saudita in Istanbul, ove si era recato per ritirare i documenti per potersi sposare con la sua fidanzata turca Hatice Cengiz.

Secondo fonti turche, il giornalista, uno dei più critici verso il governo saudita del Re Salman e di suo figlio il Principe Mohammed Bin Salman, succedutogli al trono, è stato ucciso nel consolato e poi fatto sparire da un gruppo di almeno 15 persone inviate da Ryadh a Istanbul. 

Fred Ryan, direttore del Washington Post con cui il giornalista collaborava, ha commentato l’accaduto dicendo che “Le informazioni che abbiamo su Jamal ci fanno pensare che sia stato vittima di un’esecuzione a sangue freddo voluto dal governo. Il silenzio, i ritardi e i rifiuti non sono accettabili. Chiediamo la verità”.

Khashoggi, di 59 anni, è da tempo uno dei giornalisti più attivi e critici contro gli arresti voluti del 33enne Principe Mohammed, che dopo la salita al trono, nonostante le sue professate riforme, ha effettuato una serie di arresti, una specie di epurazione, specialmente contro i giornalisti che, secondo, Giornalisti Senza Frontiere, ci sono 25-30 professionisti e non detenuti in Arabia Saudita.

 Lo stesso Jamal Khashoggi è stato costretto all’esilio dopo i suoi duri attacchi al governo per la guerra nello Yemen contro i ribelli Houthi, guerra che ha provocato già migliaia di morti tra i civili e ha generato un disastro umanitario. 

Nella sua ultima intervista, rilasciata alla BBC 3 giorni prima della sua scomparsa, aveva detto che non sarebbe più tornato in Arabia Saudita dopo aver saputo dell’arresto di un suo carissimo amico che non aveva fatto assolutamente nulla.

Il caso Khashoggi rischia di intaccare le forti relazioni tra l’Amministrazione Trump e l’Arabia Saudita, quest’ultima da sempre schierata a favore della politica americana di sostegno a Israele e contro l’Iran, mentre riceve di primi supporto per la guerra nello Yemen. 

di Vito Di Ventura

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