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Pet-therapy per il bene del cuore e dell’anima

By   /   14 Agosto 2018  /   Commenti disabilitati su Pet-therapy per il bene del cuore e dell’anima

Il termine pet-therapy (terapia con gli animali) fu impiegato per la prima volta nel 1961 dallo psichiatra Boris Levinson nel suo testo “Il cane come coterapeuta”. Altri clinici iniziarono poi a considerare gli animali quali mediatori per ristabilire i contatti sociali e facilitare la relazione terapeutica. Oggi la pet-therapy può essere considerata una modalità per prevenire ed intervenire su situazioni di disagio psicologico e fornire sostegno alle persone con difficoltà di socializzazione. Esistono due tipi di pet- therapies: la Animal Assisted Therapies (AAT) dove sono stati studiati e  applicati protocolli terapeutici con specifici obiettivi e le Animal Assisted Activities (AAA) ovvero attività realizzate con l’ausilio degli animali che hanno quali obiettivi quelli di migliorare la qualità di vita di pazienti in difficoltà (malati terminali, anziani, ipovedenti). Un’ulteriore possibilità di coinvolgimento dell’animale per il benessere dell’essere umano è l’Educazione Assistita dagli Animali (EAA): questo tipo d’intervento è rivolto ai bambini in età scolare che grazie all’inserimento degli animali in classe vengono stimolati e aiutati ad interagire con l’ambiente. E’ stato dimostrato che nelle scuole dove l’EAA è applicata si assiste a una riduzione di devianza e fenomeni di bullismo con un miglioramento del  rendimento scolastico della classe e dei rapporti sociali. La caratteristica della pet-therapy è che l’animale deve essere considerato come “compagno nella relazione” evitando in maniera assoluta la sua antropomorfizzazione. In questo modo l’animale è un interlocutore alla pari dell’essere umano. E’ proprio nel dialogo “alla pari” tra due esseri viventi che si trova il valore aggiunto della relazione. All’animale non sono chieste delle prestazioni che non fanno parte del suo essere “animale”. La relazione diretta e senza “ammaestramenti” uomo-animale rende possibile l’intervento d’aiuto e il cambiamento verso uno stato di benessere psico-fisico della persona. Un recente lavoro (giugno 2018) della rivista scientifica Stress Health ha dimostrato come la pet-therapy svolga un ruolo importante nel ridurre lo stress e lo stato d’ansia a esso correlato. Molte sono le situazioni in cui una terapia che coinvolge gli animali può essere d’aiuto. Una ricerca pubblicata sul Journal of the Society for Psychological Anthropology (2010) ha ampiamente dimostrato, ad esempio, come gli animali favoriscono la comunicazione e l’interazione sociale in persone con autismo. Anche in età pediatrica l’animale può svolgere un’importante funzione di aiuto nello sviluppo dell’autonomia personale e dell’autostima… ma non solo. I ricercatori della University of Alberta Faculty of Medicine & Dentistry hanno pubblicato uno studio dal titolo “Exposure to household furry pets influences the gut microbiota of infant at 3–4 months following various birth scenarios” dove si dimostra che i bambini nati in una casa dove è presente un animale domestico hanno maggiore vitalità e meno allergie. Anche per chi ha raggiunto la soglia degli “over 60” la pet-therapy porta indiscussi vantaggi. Nel 1975 gli inglesi McComisky e Mugford furono i primi a mettere in relazione il miglioramento a livello psico-fisico della persona anziana con la presenza in casa di un animale. Accudire un amico peloso, interagire con lui e prendersene cura ha un significato molto profondo ed intenso che amplifica i sentimenti e favorisce il mantenimento ed il “risveglio” dello stato di ben-essere e buon umore. I piccoli rituali di accudimento e interazione con l’animale domestico, in particolar modo se questi sono inseriti in percorso gestito da personale formato alla terapia con animali, contribuiscono nell’anziano a migliorare il tono dell’umore e mantenere un efficace livello di funzionalità cognitiva. Le specie animali che più sono impegnate in tale attività  sono quelle da sempre vicine all’essere umano: i cani e i gatti. Anche uccellini, conigli, criceti e perfino maialini sono diventati, nel corso degli anni, importanti punti di riferimento per la pet-therapy. Da segnalare poi l’ippoterapia dove il cavallo non svolge solo il ruolo di coterapeuta ma diviene strumento per lo sviluppo e il recupero della muscolatura in sede riabilitativa e nel trattamento e gestione di patologie a carattere neurologico. Per chi fosse interessato a conoscere le diverse organizzazioni presenti nel nostro Paese e dove sono svolti i corsi di pet-therapy basta navigare su internet e scegliere quello più vicino. 

Maurizio Lupardini

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