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10° Summit dei Paesi BRICS a Johannesburg

By   /   27 luglio 2018  /   Commenti disabilitati su 10° Summit dei Paesi BRICS a Johannesburg

Si è conclusa oggi la 2 giorni della 10a sessione dei paesi facenti parte del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), aperta ieri a Johannesbug, Sudafrica, alla presenza dei capi del governo dei Paesi componenti il gruppo, ma anche del presidente turco Erdogan e di diversi altri esponenti di Paesi africani.

Il BRICS, fondato nel 2010, raggruppa le maggiori economie emergenti con l’obiettivo di costruire un piattaforma commerciale globale che non si basi sui petrodollari. Dal 2014, dopo il 6° summit di Fortaleza, in Brasile, ha dato origine ad una propria struttura finanziaria, la New Development Bank, alternativa al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

In termini numerici i cinque Paesi costituiscono il 41% della popolazione mondiale, circa il 30% del territorio, e quasi il 23% circa dell’intero PIL mondiale, equivalente a 40,6 trilioni di dollari americani.

Il filo conduttore di quest’anno è stato l’Africa e il suo sviluppo sostenibile: ”I BRICS in Africa: collaborazione per una crescita inclusiva e prosperità condivisa nella 4a rivoluzione industriale.

A farla da padrone, in qualche modo, è stato il leader cinese, visti gli enormi investimenti che la Cina ha fatto e sta facendo nel continente africano. Secondo Xi Jinping le precedenti 3 rivoluzioni industriali – la meccanizzazione del 18° secolo, la crescita del fabbisogno energetico del 19° secolo, l’avvento dell’era informatica del 20° secolo – hanno contribuito ad una inarrestabile crescita della produttività e della qualità della vita, tuttavia, ora, il mondo sta sperimentando una nuova rivoluzione che abbraccia le scienze, le tecnologie, le industrie e i modelli commerciali. 

Tutto ciò serviva a Xi per introdurre il tema più caro: la guerra commerciale in corso tra i principali attori internazionali, ovvero ai dazi voluti da Donald Trump. Al riguardo, il leader cinese nel suo discorso ha, sottolineato: “….Tuttavia il costante accendersi di focolai di conflitti geopolitici e l’escalation del protezionismo e unilateralismo stanno condizionando lo sviluppo ambientale di mercati emergenti e dei paesi”.

Il riferimento è connesso anche con la tappa del presidente cinese a Dakar, la capitale del Senegal, che, nell’ambito degli investimenti nel continente africano, sarà il terminale strategico, con sbocco sull’Atlantico, dell’ambizioso progetto cinese della Silk Road.

Il riferimento al protezionismo è stato ribadito da tutti i partecipanti, che nel documento finale, Dichiarazione di Johannesburg, in cui i paesi hanno mandato un chiaro messaggio di mantenimento del multilateralismo e il rifiuto netto del protezionismo. 

Inoltre, hanno deciso di iniziare il cosiddetto Partnership on New Industrial Revolution (PartNIR) per ricercare nuove complementarità nelle strategie comuni, rinforzare la competitività e sviluppare i mercati emergenti e lo sviluppo degli paesi. Verrà costituito un Gruppo di Consulenti, composto da rappresentanti dei rispettivi ministeri dell’Industria, per  definire i Termi e Riferimenti e il Piano di Lavoro da sottoporre alla Presidenza del BRICS.

Lezione da apprendere da questo summit. Mentre all’interno della vecchia alleanza Occidentale i rapporti sembrano vacillare e sfaldarsi, l’Oriente, inteso come forze alternative al dominio statunitense, sembra che abbia imparato la lezione, proponendo la forza del “dialogo”, del “libero mercato” e della “multilateralità”, per trarre benefici economici e politici.

 

di Vito Di Ventura

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