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La politica del tweet

By   /   25 luglio 2018  /   Commenti disabilitati su La politica del tweet

Il fenomeno dilagante dei social ha attecchito profondamente nella politica e ormai capi di stato e di governo, ministri e parlamentari vari, esprimono il loro pensiero attraverso Tweet o Facebook.

Problemi enormi come macigni che coinvolgono la vita di milioni di persone vengono trattati con messaggi di testo di lunghezza massima di 140 caratteri, per alcuni fino a 240. Incredibile, solo fino a qualche anno fa! 

L’uso di questi mezzi è così diffuso che qualcuno addirittura preconizza un futuro senza Parlamento, con decisioni prese sulla base dei “Mi piace” o del pensiero “liberamente” espresso di cittadini attraverso i social. Il “successo” si basa sul numero dei followers.

Sarà! ma, a parte il tempo necessario per intrappolare tutta la società  nella “rete”, rendendola cellulare dipendente, a leggere oggi i giudizi espressi su qualsiasi questione si resta a dir poco esterrefatti. 

Parole in libertà, senza senso, di filosofia spicciola, pieni di livore e parolacce, ricche di errori grammaticali e prive di ogni minimo rispetto della sintassi. É il luogo del “Tutti contro tutti!” o come ha meglio definito Maggie Haberman, corrispondente della Casa Bianca del New York Times, Twitter è diventato “Il videogioco dei rabbiosi”, ed ha aggiunto: “La piattaforma è cambiata. Cattiveria, rabbia tossica partigiana, disonestà intellettuale, sessismo sono a livelli mai visti prima. La libertà di espressione ormai è sinonimo di livore”. Per questo ha lasciato il suo incarico.

Chi vuole che l’ignoranza dilaghi insieme alla dissacrazione delle Istituzioni? É forse questo l’obiettivo finale?

É possibile che un Presidente degli Stati Uniti, considerati l’unica vera superpotenza mondiale (forse ancora per poco), possa trattare questioni delicatissime di geopolitica attraverso un tweet? É possibile che davanti al dramma della Grecia che brucia i vertici di uno stato partecipino al dolore della gente attraverso un tweet? 

Mi viene in mente quando ero a Sarajevo e i miei collaboratori si inviavano messaggi anche solo per invitare l’amico di stanza a prendere un caffè! Roba da matti!

Probabilmente sono io “tecnologicamente” superato e non capisco a fondo la novità o il “nuovo” che avanza.

 

di Vito Di Ventura

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