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A Padova il genio di Miró

By   /   6 luglio 2018  /   Commenti disabilitati su A Padova il genio di Miró

È una storia del tutto particolare quella delle opere d’arte che fanno parte della Collezione Miró esposta in questo periodo a Palazzo Zabarella di Padova.Questi capolavori di Joan Miró (Barcellona 1893 – Palma di Maiorca 1983) furono a suo tempo di proprietà del Banco Português de Negócios, che a sua volta le aveva acquistate da una importante collezione privata giapponese. L’istituto di credito venne nazionalizzato nel 2008 dallo stato portoghese che, a seguito di una gravissima crisi finanziaria, decise di affidare le opere a Christie’s per la vendita all’asta.La collezione con ogni probabilità sarebbe quindi stata battuta e decisamente frazionata se non fosse insorta l’opinione pubblica per scongiurare questo alto rischio per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. Alla fine la collezione rimase fortunatamente in Portogallo.Una significativa selezione di questa importante collezione – comprendente 85 capolavori tra quadri, disegni, sculture, collages ed arazzi – è presentata in prima mondiale al di fuori del territorio portoghese nella mostra “Joan Miró. Materialità e Metamorfosi“, curata da Robert Lubar Messeri ed allestita nello storico Palazzo Zabarella.L’iniziativa si deve alla collaborazione tra il Comune di Padova e la Fondazione Bano che sono riuscite a portare in Italia le opere. La rassegna spazia lungo sei decenni di attività di Miró, concentrandosi in particolare sugli ultimi venti anni del lavoro del longevo artista, e offre un’importante testimonianza relativa ai supporti ed ai materiali più variegati impiegati dal maestro catalano nei propri lavori.Come noto infatti Miró si dedicò alla sperimentazione della materialità in modo totale, eguagliato in ciò forse solo da Paul Klee. Egli riuscì a sviluppare un linguaggio dei segni innovativo che incise in modo determinante sul corso dell’arte moderna, impersonando di fatto il ruolo di artefice e trasgressore allo stesso tempo dei canoni della forma del modernismo del ventesimo secolo.Tra le opere che il pubblico può ammirare ci sono in particolare sei dipinti della “serie su masonite” del 1936 assieme ad altrettanti arazzi del 1972/73, oltre a cinque lavori creati per la grande retrospettiva di Miró al Grand Palais di Parigi del 1974. Appare evidente, visitando il percorso, come il maestro abbia saputo lavorare con tutti i sensi, dalla vista al tatto.A livello di singoli capolavori da segnalare la presenza in rassegna di “Personnage” (1960) e “Troile brûlée“, acrilico su tela bruciata del 1973. Incredibile in ogni caso l’uso dei materiali via via opzionati da Miró: tele, carta, legno, cartone, vetro, iuta, sughero, ottone, in sorprendente equilibrio con i supporti: olio, colori acrilici, gessi, tempera, gouache, solo per citarne alcuni.Un’occasione davvero unica quindi per gli appassionati d’arte per approcciarsi a questi capolavori del maestro del surrealismo usualmente conservati a Porto, e per confrontarsi con le sue meravigliose metamorfosi artistiche nei campi del disegno, della pittura ma anche dei collages e delle opere di tappezzeria.di Aurora PortesioJoan Miró. Materialità e Metamorfosi
a cura di Robert Lubar Messeri
dal 10 marzo al 22 luglio 2018
Palazzo Zabarella, Via degli Zabarella 14, Padova
orari: da martedì a domenica ore 9,30-19,00

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