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Il rapporto tra cultura e politica per Renato Guttuso

By   /   6 Giugno 2018  /   Commenti disabilitati su Il rapporto tra cultura e politica per Renato Guttuso

L’arte di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911 – Roma 1987) e il suo messaggio politico e civile sono un tutt’uno. Ce lo ricordano le sue opere giovanili, quando a soli diciassette anni espose tele che affrontavano i temi del mondo contadino e rurale sottintendendo evidenti tematiche sociali e politiche.

Ma i suoi “messaggi” diventeranno via via sempre più espliciti, come ci vuole documentare la rassegna “Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68” allestita alla GAM di Torino. Il curatore Pier Giovanni Castagnoli ha efficacemente cavalcato nella circostanza la questione dello stretto rapporto tra la sfera culturale e l’impegno politico dell’artista.

Le circa 60 opere presenti nella mostra torinese seguono un preciso excursus. Ecco allora la tela “Fucilazione in campagna” (1938) ispirata all’uccisione di Federico Garcia Lorca, quale primo “manifesto” a favore delle lotte per la libertà. E poi i disegni del “Gott mit uns” (1944) oppure “Marsigliese contadina” (1947), piuttosto che “Lotta di minatori francesi” del 1948. Il messaggio di Guttuso si sprigiona sempre con prepotenza e con grande forza persuasiva.

Accanto all’attività artistica, Guttuso riuscì a condividere anche un concreto attivismo politico arrivando a ricoprire ad un certo punto anche il ruolo di senatore del PCI nell’epoca Berlinguer. I suoi interessi lo spinsero nel dopoguerra, insieme ad altri artisti tra cui Vedova e Turcato, a fondare il “Fronte Nuovo delle arti” sulla scia del Picasso di Guernica.

Costante in Guttuso la ricerca di un’ideale fusione tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, nella convinzione che l’arte debba svolgere per sua natura anche una funzione civile e debba essere dotata di una precisa valenza morale.

Tornando ai lavori esposti in rassegna, da non perdere anche la visione di opere come “Giovani innamorati” (1969) e soprattutto “I funerali di Togliatti“, quadro molto noto e intriso di tanta nostalgia e di tutta la militanza politica dell’artista.

Ma per non dimenticare il contributo che il maestro di Bagheria ha lasciato al mondo dell’arte, fanno da contorno ai dipinti a sfondo sociale anche altri capolavori: ritratti ed autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, scene di conversazione e vedute di interni.

Una scelta quest’ultima appropriata per completare il panorama sull’esperienza artistica di Guttuso. Le opere presentate, sia tele che bozzetti, provengono da importanti musei e collezioni pubbliche e private di tutta Europa, mentre il curatore per l’allestimento si è avvalso della collaborazione degli “Archivi Guttuso” fondati dal figlio adottivo Fabio Carapezza Guttuso.

Non dimentichiamo che la GAM ospita anche le collezioni artistiche permanenti dell’Ottocento e del Novecento, ma il richiamo di Guttuso, con i suoi messaggi diretti e potenti, assicura da solo il forte interesse di tutti gli appassionati d’arte moderna.

L’evento, che sarà visitabile fino al prossimo 24 giugno, coincide temporalmente con due significative ricorrenze. Dapprima i 50 anni trascorsi dalla pubblicazione da parte di Guttuso sulla rivista “Rinascita” di un articolo in cui ebbe ad affermare, in stretta coerenza con il suo pensiero, che: “L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo“.

La seconda particolare ricorrenza è il cinquantenario del ’68. Quale occasione migliore per riconsiderare lo stretto legame tra politica e cultura rispetto al fruire della mostra torinese?

di Aurora Portesio

Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68
a cura di Pier Giovanni Castagnoli
dal 23 febbraio al 24 giugno 2018
GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Via Magenta 31, Torino
orari: da martedì a domenica ore 10,00-18,00

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