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Venezuela: stravince Maduro

By   /   21 maggio 2018  /   Commenti disabilitati su Venezuela: stravince Maduro

Il Presidente Nicolas Maduro è stato rieletto, con ampio margine, per un secondo mandato di 6 anni alla guida del paese.

Scarsissima affluenza.  A votare si è recato meno della metà dei venezuelani e cioè circa 8,6 milioni, pari ad 46,01 %, contro l’80% delle passate elezioni (2013). A Maduro sono toccati oltre 5,8 milioni di voti, mentre il suo oppositore più prossimo, Henri Falcon, ha ricevuto circa 1,8 milioni di voti e Javier Bertucci soltanto 925 voti.

Anche se durante le votazioni non si sono avuti incidenti di rilievo, i due sfidanti hanno denunciato irregolarità. Secondo Falcon l’87,6% delle sezioni di voto erano vicine ai cosiddetti “punti caldi”, centri organizzati dal governo per mobilizzare voti a favore del Partito dei Socialisti Uniti di Venezuela (PSUV).

Ai venezuelani, dopo aver votato, è stato chiesto di passare e scannerizzare la “carta della patria” emesse dallo stato, nella speranza di ricevere un “premio” promesso da Maduro, che secondo gli oppositori altro non era che un voto di scambio. Le “carte della patria” servono per ricevere benefici, inclusi casse di cibo e trasferimenti di denaro.

Abbiamo circa 92 mila reclami di coloro a cui è stato negato l’accesso alle cabine elettorali”, ha dichiarato Falcon ai suoi sostenitori, a cui si è aggiunta la voce del pastore evangelico Javier Bertucci, che ha denunciato irregolarità e chiesto nuove elezioni.

Nonostante la sua impopolarità, dovuta alla crisi economica, Maduro ha beneficiato sia del boicottaggio dell’opposizione sia del divieto ai suoi due rivali di usare, per la campagna elettorale, fondi statali.

Al momento, il Venezuela deve fare i conti con una recessione che dura ormai da 5 anni e che ha ridotto una iper inflazione su base annuale del 14.000% – la moneta “bolivar” è svalutata del 99%. La popolazione vive un gravissimo stato di malnutrizione, mentre cresce la massa di migranti.

La vittoria di Maduro, succeduto a Hugo Sanchez nel 2013, può innescare altre sanzioni da parte dell’amministrazione Trump.

 

di Vito Di Ventura

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