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La missione italiana in Somalia nel racconto di un pilota di Mangusta

By   /   28 aprile 2018  /   Commenti disabilitati su La missione italiana in Somalia nel racconto di un pilota di Mangusta

8247732_3089062Quando si parla della missione Restore Hope, in Somalia, per associazione di idee, le prime immagini che ci vengono in mente sono quelle di quel capolavoro cinematografico che non ci si stancherebbe mai di guardare che  è “Black Hawk Down”. Ma, a noi italiani, quando si parla di quella terra lontana, tornano subito alla memoria la missione Ibis, iniziata nel dicembre del 1992, ed i violenti scontri di Ceckpoint Pasta, avvenuti il 2 luglio del 1993, che costarono la vita a 3 militari italiani e il ferimento di altri 36. Una missione dura, in un ambiente ostile per le avverse condizioni climatiche e con una logistica resa problematica dalle enormi distanze e ancor più dalla esiguità dei mezzi a disposizione che viene ora raccontata nel libro “Le ali dell’Ibis” (Itinera Progetti) di Gianni Adami, pilota di elicottero A129 Mangusta che, all’epoca, faceva parte del gruppo squadroni elicotteri Italhely del contingente militare italiano Ibis2 impegnato nell’operazione umanitaria Onu di Peace Keeping in Somalia.  Il militare ha preso parte, durante la sua carriera militare, alla missione Unifil in Libano, Restore Hope e Somalia 2 in Somalia, Somalia 3 a bordo di nave Garibaldi, Alba in Albania, Extraction Force in Macedonia, Joint Guardian in Kosovo e Unifil in Libano. Chi, da militare o da civile, o, come me, da giornalista, ha vissuto l’esperienza di una missione all’estero in un territorio difficile, come l’Afghanistan, nel mio caso, ritroverà nelle pagine di questo libro molte delle vicende che ha vissuto e delle difficoltà logistiche che ha affrontato. L’autore ripercorre tutta la sua missione in Somalia dalla partenza, il 29 dicembre del 1992, al rientro in Italia. Da meno 4 gradi si ritrova ad affrontare i 40 gradi all’ombra del Paese africano. I disagi non mancarono, i primi tempi i militari italiani si cibarono di razioni K in quanto non era ancora attiva la mensa. Si industriarono per ottenere delle brande dagli americani barattandole con del Cordiale. Era una vita difficile: ci si doveva dividere un pezzo di pane ed un bicchiere d’acqua. Ma furono proprio quelle avversità che trasformarono una “banda di sfollati in un gruppo di persone coeso ed efficiente”.  Il rapporto umano che si venne così a creare fra gli uomini impegnati nella missione, sotto il sole dell’equatore, mangiando poco e male, in precarie condizioni igieniche e nel rischio quotidiano della vita, ha qualcosa di particolare e unico. L’autore ricorda le notti passate a guardare la via Lattea o la croce del sud  e i giorni di pioggia battente monsonica durante i quali si rimaneva chiusi in un posto per ripararsi  dall’umido ma anche il mare di mille colori, le formazioni coralline sottostanti, l’acqua cristallina,  i granchi rosa, la sabbia candida, i facoceri, le gazzelle e i coccodrilli. Ricorda le sere trascorse  ad ascoltare radio Ibis mentre si era in fila per poter telefonare a casa. Il racconto di una missione ostica e pericolosa farcito da episodi di vita quotidiana che accomunano tutte le esperienze nei vari teatri operativi all’estero. Dalle notti trascorse in tenda alla convivenza con i colpi di mortai, dalla scarsità di bagni alle epidemie di “jalla”. Un’esperienza quella della missione che cementa le relazioni interpersonali e che porta, alla fine, a sentirsi “tutti un po’ più fratelli, un po’ più amici, comunque tutti accomunati da un unico destino per il bene dell’istituzione”. Se si vive 24 ore al giorno per 7 giorni a settimana per 9 mesi assieme a delle persone queste ultime non possono più celare nulla di loro, si affronta ogni momento in simbiosi. Quello di Adami è un racconto personale e sentito. D’altronde ha vissuto sulla sua pelle i tragici eventi del 2 luglio del 1993 quando, durante un volo di ricognizione e supporto alle truppe di terra impegnate nello scontro a fuoco, individuò una sorgente di fuoco nemico su un automezzo e, riuscì a portare a termine la sua missione sebbene fosse stato colpito da una mitragliatrice il blindovetro anteriore del suo Mangusta.

 

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