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Integrazione della prospettiva di gender nelle Forze Armate e nella NATO

By   /   3 Aprile 2018  /   Commenti disabilitati su Integrazione della prospettiva di gender nelle Forze Armate e nella NATO

genderSono trascorsi circa 19 anni dal 20 ottobre 1999, quando con la legge n.380 veniva introdotto anche in Italia, ultimo paese della NATO in ordine di tempo, il servizio militare femminile e con esso prendeva piede anche il concetto di “Gender” (genere) nelle nostre Forze Armate.

 Da allora numerosi sono stati gli impieghi delle donne anche in operazioni fuori area e oggi la loro presenza è considerata un fattore vincente per il notevole contributo che forniscono in tutte le fasi delle operazioni: dalla pianificazione alla condotta sul terreno.

Anche la NATO, negli ultimi anni, ha mostrato un crescente interesse nei confronti degli sviluppi futuri di genere come una reale capacità da impiegare nelle operazioni di supporto alla pace o nelle operazioni di risposta alle crisi, ritenendola fondamentale poiché affronta le nuove sfide e minacce globali con un approccio definito “inclusivo”.

Sulla base delle esperienze militari maturate, in particolare nel teatro afghano, e di quelle acquisite sul campo dalle Nazioni Unite, la NATO ha elaborato una serie di definizioni sulla questione di genere, riconosciute da tutti i paesi del Patto Atlantico e non solo. In particolare, il termine “Genere” (Gender) si riferisce ad aspetti che, definiti socialmente e connessi al fatto di essere uomo o donna, determinano la posizione di una persona in un dato contesto, oltre che le relazioni tra gli uomini e le donne e tra i ragazzi e le ragazze, come pure quelle tra le donne e tra gli uomini. 

In tale contesto, l’integrazione di Genere è definita quale “strumento per valutare le differenze di genere tra uomini e donne in termini dei rispettivi ruoli sociali, della distribuzione del potere e dell’accesso alle risorse”. 

La piena integrazione di genere si inquadra nel concetto di Comprehensive Approach della NATO, quest’ultimo, inteso come il complesso di azioni a 360 gradi che coinvolge tutti gli attori che si trovano in zona d’operazione, e quindi l’integrazione di genere a partire dall’analisi, studio e pianificazione di un’operazione, fino alle fasi di condotta e valutazione degli obiettivi raggiunti alla fine del conflitto o della stabilizzazione della crisi. 

In altri termini, non possono essere escluse dalla pianificazione dell’operazione militare le dinamiche dei ruoli ascritti dalla società alle donne, anziani, ragazzi e ragazze, ossia tutte quelle categorie che in passato erano considerate solo vittime dei conflitti e alle quali non veniva riconosciuto alcun ruolo attivo nella risoluzione delle crisi. 

Con questa chiave di lettura, l’integrazione di genere nelle missioni militari internazionali diventa strumento analitico che aiuta a leggere la realtà in cui ci si trova ad operare tenendo in considerazione il punto di vista di tutti gli attori coinvolti (uomini, donne, anziani e ragazzi/e). 

Allargando lo sguardo alla radicalizzazione si evince che un numero crescente di donne sono state reclutate da gruppi violenti ed estremisti, il che rende l’analisi di genere uno strumento pertinente per avere una valutazione più descrittiva. In questo scenario, risulta chiaro il motivo per cui la NATO propone l’integrazione di genere nell’anti-terrorismo, includendo l’analisi dei membri femminili e maschili delle organizzazioni violente e tutti gli attori che perpetuano o favoriscono lo sviluppo delle conseguenze violente di qualsiasi ideologia. 

L’individuazione e lo studio delle attività connesse con i sostenitori o divulgatori del radicalismo estremo, infatti, saranno utili alla comprensione delle dinamiche di genere delle aree di interesse e aiuteranno a capire come e chi svolga un ruolo attivo in ambienti di conflitto. 

Infine, nel processo post-bellico, sarebbe di fondamentale importanza l’inclusione delle donne della stessa nazione che ha bisogno di essere ricostruita. I gruppi vulnerabili che di solito fanno parte dello scenario di conflitto come vittime di abusi sessuali o disuguaglianze economiche, dovrebbero partecipare al recupero delle loro comunità come membri pienamente responsivi, al fine di raggiungere un processo di pace globale.

di Alberto Strina

 

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