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Verdi, il genio che ha spiegato l’Italia agli italiani

By   /   25 febbraio 2018  /   Commenti disabilitati su Verdi, il genio che ha spiegato l’Italia agli italiani

88116732919788811673293-3-300x453La sua faccia per moltissimi anni ha fatto capolino sulla banconota da mille lire. Il binomio Verdi – Italia è indissolubile e lo dimostra la quantità di vie, strade, piazze, teatri, conservatori che portano il suo nome e il numero dei monumenti a lui dedicati. A lui va attribuito il ruolo di colonna sonora del risorgimento.  Alberto Mattioli nel libro, uscito in questi giorni, “Meno grigi più verdi – Come un genio ha spiegato l’Italia agli italiani” (Garzanti) ci descrive Verdi “come uno dei pochi intellettuali che hanno raccontato gli italiani per come sono, e non per come si credono di essere o vorrebbero essere”, “una specie di antropologo di una popolazione dai curiosi usi e costumi”. È lui l’operista più rappresentato al mondo con 16.265 recite nel periodo che va dalla stagione 2011 – 2012 a quella 2015 – 16. “Il suo teatro è universale proprio perché affonda le sue radici nel suo vissuto e fra la gente che Verdi conosceva meglio – scrive Mattioli – Nessuno come Verdi ha dato voce ad un popolo e ha esercitato il magistero supremo dell’artista, riuscire ad esprimere ciò che tutti proviamo”. Uomo serio, silenzioso, concentrato, impregnato di campagna, aspro ma generoso, cocciuto, paziente, tenace. “Il classico uomo che si è fatto da sé ma è capace di stare al mondo, coerente, concreto, laborioso, ordinato, austero, dignitoso ma non privo di ironia”. Questo era Verdi. Anche quando diventa l’italiano più famoso al mondo, deputato, senatore, padre della Patria il suo legame con la terra non si interrompe. Il popolare operista era anche un uomo generoso che elargiva aiuti alle famiglie dei caduti delle patrie battaglie, borse di studio ai giovani promettenti e per opere pubbliche. Fu lui a far costruire l’ospedale di Villanova D’Arda e la casa di riposo per musicisti di Milano. “Verdi prende di petto le grandi questioni  sociali e politiche della sua epoca – prosegue Mattioli –  Ma sempre, di base, partendo dal suo essere italiano. Sia per lo strumento che usa, il teatro dell’opera sia per i temi che analizza. E può capitare magari di scoprire che molto dell’Italia di allora esiste anche nell’Italia di oggi e che non siamo poi così diversi dai nostri bisavoli che Verdi metteva in scena travestendoli da ebrei della Bibbia o da spagnoli del cinquecento. Il libro contiene un’analisi in questo senso di tutte le sue più famose opere: Stiffelio, Rigoletto, Il trovatore, La Traviata, Il ballo in maschera, La forza del destino, Don Carlo, Aida, Otello e Falstaff. Insomma l’autore giunge alla conclusione che “Se verdi ha fatto l’Italia anche l’Italia ha fatto Verdi”. Di lui D’Annunzio scrisse che “Pianse e amò per tutti”. Ed è questa la frase che è iscritta sopra la sua tomba alla casa di riposo per musicisti di Milano.

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