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Un viaggio lungo i confini d’Europa, su frontiere che nascono da storie e vicende personali

By   /   23 febbraio 2018  /   Commenti disabilitati su Un viaggio lungo i confini d’Europa, su frontiere che nascono da storie e vicende personali

9788898848454_0_0_1468_75Dare una definizione di confine può apparire semplice. Si può definirlo un limite che separa due realtà vicine ma separate, una linea oltre la quale non si può andare, una separazione tra due mondi. All’inizio del suo progetto a Marco Truzzi viene naturale ragionare unicamente sui confini tra Stati o su quelli naturali. Ma quello che emerge, al termine del suo lavoro e che viene raccolto nel libro “Sui confini. Europa, un viaggio sulle frontiere” (Edizioni Exorma) dimostra che la realtà è che “noi stessi siamo il risultato preciso di confini che la storia e le vicende personali costruiscono per noi”. Quello di Truzzi è un viaggio alla scoperta di alcuni dei confini più famosi d’Europa ma è anche un racconto che mette in luce alcune emergenze umanitarie che sono divenute pressanti negli ultimi anni per via dell’imponente fenomeno delle migrazioni dalle zone di guerra ma anche dall’Africa. L’autore attraversa luoghi dove rimangono indizi di una storia recente, di frontiere ancora in essere nonostante Schengen. Il viaggio inizia a Melilla, un pezzo di Spagna, di Europa, in Africa, confine che i migranti cercano di superare per giungere in Europa. Il viaggio di Truzzi prosegue a nord, a Tarvisio, a Basilea, città punto di incontro tra Svizzera, Francia e Germania. Ma raggiunge anche Copenaghen, la Svezia e la Norvegia. Ma dedica un capitolo del suo libro anche a Ventimiglia “un pezzo d’Italia che è anche Francia e che è anche Africa e che è anche mondo” dove ci si accampa sugli scogli, si vive, mangia, dorme sotto tende di plastica. Dì si va a Calais, dove si muore nel tentativo di attraversare la Manica e a Rӧszke, in Ungheria, dove un muro di filo spinato tiene lontani i siriani. Non poteva mancare un capitolo su Idomeni, il più grande campo profughi d’Europa. “Forse il filo spinato che abbiamo visto in giro continuerà a scrivere ancora altri capitoli della nostra storia – conclude l’autore – Ma è altrettanto vero che, prima o poi, dei ragazzi balleranno nuovamente sulle rovine di un muro caduto”.

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