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Giappone e Corea del Sud comprano dalla Russia carbone della Corea del Nord

By   /   26 Gennaio 2018  /   Commenti disabilitati su Giappone e Corea del Sud comprano dalla Russia carbone della Corea del Nord

FILE PHOTO - An employee walks between front-end loaders which are used to move coal imported from North Korea at Dandong port in the Chinese border city of Dandong, Liaoning province December 7, 2010. REUTERS/Stringer/File Photo

PHOTO – Reuters

Business prima di tutto. Ci sono due espressioni, una americana e l’altra Britannica, che esprimono lo stesso concetto in modo differente. Gli americani usano dire “Business is business”, mentre i Britannici “Business first”.

Nella prima, gli “affari sono affari” e non si guarda in faccia a nessuno, o, come si suol dire, si può passare anche sul cadere della propria madre. In altri termini, davanti agli affari crollano tutti i principi, morali e non.

La seconda invece vuole significare che prima vengono gli affari e dopo l’aspetto amichevole e magari conviviale. Cioè, gli affari sono importanti, ma non esistono solo loro, c’è anche un rapporto di reciproca stima e fiducia che si può e si deve instaurare con la controparte.

La differenza potrebbe sembrare sottile, ma invece sottace una differente mentalità di approccio.

Ora, avviene che la Corea del Nord, nonostante le sanzioni inflitte dalle Nazioni Unite, vende il suo carbone alla Russia che, a sua volta, lo vende alla Corea del Sud e al Giappone. Lo afferma un rapporto dell’agenzia di stampa Reuters, sulla base di notizie fornite dall’intelligence di 3 Paesi europei e degli Stati Uniti.

Secondo Reuters, il carbone nordcoreano giunge ai porti russi di Nakhodka e Kholmsk, dove viene caricato su navi dirette in Corea del Sud e Giappone. Tuttavia, la stessa agenzia precisa che non è stata in grado di verificare se si trattasse proprio dello stesso carbone né se i comandanti delle navi sapessero della provenienza del carico.

Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha però sanzionato il proprietario della nave UAL Ji Bong 6, per avere trasportato lo scorso 5 settembre carbone della Corea del Nord al porto russo di Kholmsk. Lo stesso è stato fatto nei confronti di 9 enti, 16 persone e 6 navi nordcoreane, tutti accusati di aiutare il programma nucleare della Corea del Nord.

Il commercio non si limita al carbone, perché lo scorso mese, sempre Reuters ha riportato che petroliere russe abbiano rifornito di petrolio la Corea del Nord, attraverso uno scambio in mare.

Ora, secondo quale principio Russia, Corea del Sud e Giappone hanno agito o continuano ad agire? Forse il primo, “business is business”, ovvero il carbone viene prima di tutto, a dispetto che a venderlo sia la Corea del Nord e che le Nazioni Unite abbiano imposto sanzioni commerciali? Oppure “business first”? In questo caso, intanto facciamo gli affari e poi, magari, ci sediamo intorno ad un tavolo, ad esempio in sede del Consiglio di Sicurezza (Russia), e discutiamo dei futuri rapporti.

Ad ogni buon modo, tutti si dicono innocenti. Il Ministro degli Esteri sudcoreano ha dichiarato che: “Il nostro governo sta monitorando agoni attività tesa ad evadere le sanzioni alla Corea del Nord. Stiamo lavorando affianco alla comunità internazionale affinché le sanzioni siano implementate”. Il paritetico Ministro giapponese invece non ha rilasciato alcuna dichiarazione, mentre la delegazione russa alle Nazioni Unite ha informato il Consiglio di Sicurezza che Mosca sta ottemperando alle sanzioni.

di Vito Di Ventura

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