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Cosa sta realmente succedendo in Tunisia?

By   /   14 gennaio 2018  /   Commenti disabilitati su Cosa sta realmente succedendo in Tunisia?

Cittadini e poliziotti tunisiniNei giorni scorsi alcune testate giornalistiche hanno scritto e trasmesso servizi sulla Tunisia dai toni sensazionali – La Tunisia brucia – lasciando intendere che in tale Paese sia ritornato a soffiare il vento della “Primavera Araba” o qualcosa di simile che coinvolge il popolo intero.

Da informazioni di colleghi che vivono in Tunisia, in realtà, quanto accaduto nelle notti scorse non si tratta assolutamente di rivolte di popolo perché manca proprio il popolo, cioè mancano gli operai, gli impiegati, i piccoli commercianti. Questi episodi non sono assolutamente paragonabili con quelli del 2011 che diedero vita alla cosiddetta “Primavera Araba”. Non ci sono barricate, sit-in davanti alle istituzioni, cortei popolari. Nulla di tutto ciò!

A manifestare sono stati soprattutto giovanissimi di età compresa tra i 15 e i 20 anni, a dimostrazione dell’estraneità della massa popolare a tali azioni; anzi in molti casi il “popolo” si è unito alle forze di polizia presidiando banche e supermercati!

Gli atti vandalici delle notti scorse sono stati preparati da tempo, secondo una precisa strategia di far lievitare i prezzi di beni comuni, creare il malcontento, accendere la miccia e destabilizzare il precario governo di unità nazionale. Lo dimostra il fatto che tali proteste siano state attuate secondo uno schema ben preciso: di notte, bruciando copertoni, uffici pubblici e saccheggiando qualche supermercato.

Tra i 778 arresti effettuati dalla polizia c’era un certo Dandouna, ben noto alle forze dell’ordine, il quale prometteva denaro ai manifestanti. Probabilmente non è estraneo a questo un personaggio che godeva dei favori di una rete di corruzione fatta di politici, uomini d’affari, giornalisti, responsabili della sicurezza, magistrati che hanno beneficiato della sua generosità. Il suo arresto, nell’ambito dell’azione del governo tesa a combattere la corruzione, è stato contrastato da alcuni partiti politici sostenitori del garantismo.

Certo la situazione economica non è favorevole: la Tunisia dal 2011 ha vissuto di prestiti internazionali ma in cambio di profonde riforme soprattutto dello stato che ha circa 800.000 dipendenti. Le riforme chieste dal Fondo Monetario Internazionale – riforma fiscale, riforma del pubblico impiego, sblocco del regime di cambio del dinaro, riforma della protezione sociale pensioni e sanità, riforma delle piccola e media impresa – in cambio dei prestiti sono state solo timidamente iniziate.

La vera piaga della Tunisia resta la corruzione. Con il tentativo di svalutare il dinaro si cerca di favorire le esportazioni e il turismo che lentamente si sta riprendendo dopo i fatti di Tunisi e Sousse. I tunisini sanno che la tranquillità è la condizione indispensabile affinché tornino turisti e imprenditori stranieri. Il fatto che si siano schierati a fianco della polizia e, di conseguenza, dello sgangherato governo di unità nazionale, lo ha dimostrato.

di Vito Di Ventura

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