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Tony Blair contro la Brexit

By   /   5 gennaio 2018  /   Commenti disabilitati su Tony Blair contro la Brexit

Tony BlairTony Blair, ex Primo Ministro dal 1997 al 2007, riaccende le polemiche sulla Brexit e in un’intervista rilasciata a John Pienaar della BBC, pubblicata sul suo sito web, sostiene che la Gran Bretagna sia ancora in tempo a rinunciare alla Brexit e si è detto favorevole a un secondo referendum.

Per Blair l’uscita dalla Unione Europea è un grosso errore che si ripercuoterà sulle generazioni future e che il 2018 sarà l’ultima occasione proporre una nuova relazione con l’Europa, migliore di quella attuale. Posizioni in linea con quella del Presidente Francese Emmanuel Macron e dell’imprenditore multi miliardario George Soros.

Come è noto, il referendum del giugno 2016 sulla Brexit, sull’onda della crisi dell’euro zona e della paura dei migranti, fu vinto con il 52% di favorevoli all’uscita dall’Europa contro il 48% contrari. La Premier Theresa May ha poi fissato al 29 marzo del 2019 la data dell’uscita, a favore della quale si è schierata anche l’opposizione, il partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn.

Anche l’ingresso in Europa, 15 anni fa, fu allo stesso modo molto discusso e allora Tony Blair era su posizioni diverse e molto scettiche sull’euro. Lo stesso Corbyn nel 1975 votò contro l’ingresso in Europa, ma nel referendum del 2016 si è schierato a favore del restare, anche se è stato accusato di non aver sostenuto tale posizione con forza durante la campagna referendaria.

Anche se i Laburisti sono politicamente favorevoli alla Brexit e contro un nuovo referendum in caso di vittoria elettorale, da un sondaggio pubblicato ieri risulta invece che 8 membri su 10 del partito laburista vogliano un referendum sui termini dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

Ma nell’opinione pubblica non è cambiato granché. Perciò, i sostenitori della Brexit accusano Tony Blair di minare le negoziazioni con l’Unione Europea e di schierarsi contro la volontà del popolo britannico.

Tony Blair ha perso molto della sua popolarità dopo la sua adesione nel 2003 all’invasione dell’Iraq a fianco degli Stati Uniti dell’allora presidente George W Bush. Una guerra che è costata la vita a 150 mila civili iracheni e a 179 soldati britannici.

di Vito Di Ventura

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