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TPIY, il tribunale penale per la ex Yugoslavia.

By   /   28 Novembre 2017  /   Commenti disabilitati su TPIY, il tribunale penale per la ex Yugoslavia.

TPIY

Nei giorni scorsi la ex Yugoslavia è tornata per qualche ora alla ribalta alla notizia della condanna all’ergastolo di Ratko Mladic, l’ex capo militare nelle forze serbe di Bosnia, con sentenza del 22 novembre 2017 emessa dal Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia (TPIY).

Qualche volta in televisione si sente parlare di questo tribunale, ma non tutti sanno di che organismo giuridico si tratti. Ed allora, dopo vent’anni di inchieste e circa 100 sentenze definitive viene da chiedersi: che cos’è il Tribunale Penale Internazionale per la ex Yugoslavia? L’ultima sentenza, la più roboante ed importante, è stata proprio quella che ha condannato Mladic per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Questo comandante militare, che era stato soprannominato il “macellaio dei Balcani” per i crimini efferati compiuti dai suoi militari, era l’ultimo della lunga lista di accusati posti a giudizio da questo tribunale internazionale. Il TPIY era stato creato nel maggio del 1993 e trovava la sua legittimazione nella risoluzione 827 delle Nazioni Unite (NU).

All’epoca la guerra imperversava in Bosnia a seguito della dichiarazione di indipendenza della Bosnia-Erzegovina di un anno prima. Altri Paesi come la Croazia, la Macedonia e la Slovenia avevano dichiarato la loro indipendenza dalla Jugoslavia. Ma il potere centrale di Belgrado, saldamente nelle mani di Slobodan Milosevic e a maggioranza cristiano ortodossa, si accanì soprattutto contro la Bosnia a maggioranza musulmana, reprimendo nel sangue i moti indipendentisti. Il conflitto fu caratterizzato da numerosi crimini di guerra e crimini contro l’umanità.SREBRENICA B

E’ rimasto nella mente di tutti, in particolare, il massacro di Srebrenica nel corso del quale più di 8000 bosniaci vennero uccisi dai militari del generale Mladic nel mese di luglio del 1995, sotto gli occhi di un contingente di “caschi blu” olandesi che aveva il compito di presidiare una particolare zona di sicurezza delle Nazioni Unite predisposta per dare rifugio ai perseguitati. Nulla fece per impedire che i profughi fossero costretti dai serbi ad uscire da questa zona e poi massacrati e passati tutti per le armi.

Ma qual’era il compito del TPIY? Il tribunale doveva portare in giudizio i responsabili di violazioni gravi dei diritti internazionali e dei diritti umani, commesse dopo il 1991 sul territorio della ex Jugoslavia. Non poteva dunque perseguire uno Stato ma solo delle persone.

I suoi campi di competenza erano riferibili a quattro categorie di crimini: le infrazioni gravi alle convenzioni di Ginevra del 1949 riguardanti le regole da seguire nella condotta dei conflitti armati, in particolare nei confronti dei civili e dei prigionieri; le violazioni delle leggi e costumi della guerra; il genocidio ed i crimini contro l’umanità. Su questo campo di competenze, il tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia era prioritario in confronto alle giurisdizioni nazionali.

Chi è stato perseguito da questo tribunale?

Il tribunale penale internazionale ha messo sotto accusa 161 persone responsabili di crimini perpetrati durante le guerre nella ex Jugoslavia, sei accusati non sono stati ancora definitivamente condannati o giudicati perché hanno fatto appello.

Sui 154 accusati portati in giudizio, 83 sono stati condannati e 56 hanno già scontato la loro pena, 13 sono stati rinviati davanti a una giurisdizione nazionale, 37 sono deceduti o il loro atto di accusa è stato ritirato, 19 sono stati assolti. Tre persone hanno avuto la ribalta dei media internazionali in quanto maggiori responsabili dei crimini per la loro alta carica nell’organizzazione politica e militare della Serbia:TPIY BALCANI GENOCIDIO

Slobodan Milosevic, presidente della Serbia durante la guerra, è stato arrestato nel 2001 e perseguito per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Dopo parecchie interruzioni del processo per ragioni di salute è morto prima che il suo giudizio fosse pronunciato l’11 marzo 2006 a causa di un infarto del miocardio all’età di 64 anni.

Radovac Karadzic, presidente della Repubblica Serbia di Bosnia dal 92 al 95, sfuggito alla giustizia è stato finalmente arrestato nel luglio del 2008 e deferito TPIY. È stato condannato nel marzo del 2016 a quarant’anni di detenzione per crimini contro l’umanità e violazioni della legge e dei costumi di guerra.

Ratko Mladic, generale dell’esercito serbo durante la guerra e capo di stato maggiore delle forze armate serbe di Bosnia dal 92 al 96, è stato arrestato nel maggio del 2011 dopo essere sfuggito alla giustizia per 16 anni. Accusato di genocidio, di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra è stato condannato all’ergastolo il 22 novembre 2017.

Per quanto riguarda le altre responsabilità connesse soprattutto all’eccidio di Srebrenica, lo Stato olandese è stato riconosciuto nel 2014 in sede civile responsabile della morte di più di trecento uomini e ragazzi musulmani a Srebrenica. Ovviamente non è ipotizzabile una condanna ma sono stati disposti dei risarcimenti. Per gli olandesi la maggior condanna è stata quella del disprezzo della comunità internazionale nei confronti dei loro pavidi militari. La corte ha infatti sottolineato che i caschi blu non avrebbero dovuto permettere l’evacuazione dei profughi dalla zona protetta sotto loro controllo in presenza della concreta possibilità di atti ostili nei loro confronti una volta nelle mani dei serbi. La soluzione del caso Mladic, l’ultima in agenda del TPIY, sancita dal verdetto del 22 novembre, sancisce la fine del mandato del tribunale dopo 22 anni di lavoro.

Quello delle sentenze dei tribunali internazionali penali è forse l’unico buon risultato che le NU riescono ad avere nella loro azione come consesso internazionale.

Per quanto riguarda il resto delle azioni svolte sulla base delle proprie risoluzioni, e mi riferisco alle missioni internazionali di interposizione lanciate negli ultimi decenni, i risultati non possono dirsi altrettanto lusinghieri. Nella sua condotta delle operazioni, l’ONU evidenzia i suoi limiti confermandosi sempre di più come “ente morale” più che operativo nel dirimere le controversie internazionali. L’ONU non dispone in proprio di un “braccio armato”, le sue risoluzioni suonano e sono nella realtà solo delle incitazioni morali alle nazioni ad intervenire per la soluzione delle crisi. Le Nazioni Unite non avendo capacità coercitiva devono come sempre rimettersi alla volontà, spesso alla buona volontà delle singole nazioni.

di Roberto Bernardini

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