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Il monumento della discordia dedicato alle “donne di conforto”

By   /   23 novembre 2017  /   Commenti disabilitati su Il monumento della discordia dedicato alle “donne di conforto”

Ritorna alle cronache la questione delle “donne di conforto” (comfort women) – donne e ragazze (anche adolescenti) costrette a prostituirsi in appositi centri allestiti per dare “sollievo” ai soldati giapponesi.

Statua San franciscoUna questione che riapre le ferite, mai sopite, della seconda guerra mondiale provocate dall’invasione giapponese della penisola asiatica. Una tematica, quelle delle donne di conforto, controversa nei numeri, variabile dalle 10 mila alle 400 mila, e nelle forme: secondo alcuni le ragazze furono volontarie, mentre secondo altri furono rapite, ingannate e costrette con la forza a prostituirsi.

Pomo della discordia e rottura del gemellaggio tra San Francisco e Osaka è il monumento dedicato appunto a queste donne; monumento che l’amministrazione comunale di San Francisco lo scorso settembre ha approvato e che intende posizionare in piazza St. Mary’ Square, nella locale Chinatown.

L’opera, voluta da un’organizzazione privata per ricordare il sacrificio delle donne asiatiche durante l’invasione giapponese, ritrae 3 donne – una cinese, una coreana e una filippina – che si tengono per mano mentre ai loro piedi una madre prega.

Il governo giapponese aveva manifestato anche per iscritto il suo dissenso all’accoglimento dell’opera. Per il sindaco di Osaka, Hirofumi Yoshimura, poiché il principio basilare del gemellaggio è la reciproca e profonda fiducia: “Accogliendo questo monumento la fiducia è venuta a mancare”; per questo ha avviato le procedure per sciogliere il legame di gemellaggio che lega le due città dal 1957. Negli Stati Uniti esistono altre statue dedicate alle “donne di conforto”, sia a Glendale, sud California, e sia nello stato della Virginia.

Nel 1965, il governo giapponese pagò 364 milioni di dollari al governò coreano come indennizzo per tutti i crimini di guerra, incluse le ferite procurate alle “comfort women”. Ma questo non placò gli animi; così nel 2015, i due Paesi raggiunsero un accordo per risolvere “definitivamente e in modo irreversibile” la questione delle donne di conforto, e il Giappone ha versato lo scorso anno 8,9 milioni di dollari a favore dei familiari.

Ma l’amministrazione del nuovo Presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, ha rimesso in discussione tale accordo dato che “la maggioranza dell’opinione pubblica non lo approva”, in quanto ancora legata emotivamente al ricordo.

In effetti, si tratta di una tristissima pagina di storia, pagata a caro prezzo dalle donne asiatiche. Secondo alcuni, infatti, circa i tre quarti delle donne in questione morirono e la maggior parte delle sopravvissute perse la fertilità a causa dei traumi e delle malattie trasmesse. Il monumento non fa altro che rendere omaggio a tutte quelle donne e mantenere vivo nella memoria il ricordo; ed è appunto questo che provoca il risentimento giapponese, poiché la verità fa sempre male, anche a distanza di anni.

di Vito Di Ventura

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