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Brexit sempre più difficile e lontana

By   /   9 novembre 2017  /   No Comments

Thetesa MayA quanto pare le cose si stanno complicando. L’incontro di ieri con i delegati della Unione Europea, che aveva in agenda i termini finanziari dell’uscita (decine di miliardi), i diritti dei cittadini europei e la questione della frontiera con l’Irlanda prima di passare alla fase successiva per definire le relazioni tra UK e EU post Brexit, non ha dato i risultati voluti.

Come se non bastasse, mentre Francia e Germania premono affinché si prenda in fretta una decisione e si chiuda questa prima fase, anche nella considerazione che, non avendo certezze, gli investitori non sono in grado di pianificare i loro investimenti per il prossimo anno, il Primo Ministro inglese, Theresa May, si trova a fronteggiare uno scandalo dopo l’altro che hanno colpito diversi membri del suo governo, nel giro di una settimana (abusi sessuali e paradisi fiscali).

Nei giorni scorsi, infatti, si è dimesso il Ministro della Difesa, Michael Fallon, coinvolto nello scandalo sulle molestie sessuali a Westminster, mentre, ieri è stata la volta del Ministro per lo Sviluppo internazionale, favorevole alla Brexit, Priti Patel, per aver incontrato lo scorso agosto, in segreto, una decina di volte alcuni esponenti israeliani, mentre era in vacanza.

Alcuni deputati favorevoli alla Brexit chiedono di uscire senza alcun accordo, argomentando che anche l’Unione Europea ha un interesse affinché ci sia una rapida uscita e che l’economia britannica non può sopportare alcuna interruzione. Ma questa opinione non è condivisa da molti imprenditori.

La Gran Bretagna, peraltro, nella fase di transizione dovrebbe uniformarsi alle leggi Europee e alle sue modifiche, senza tuttavia avere la possibilità di esprimere il proprio voto. Il periodo di transizione, che era stato accettato da entrambe le parti in 17 mesi, poteva essere esteso proprio per dare tempo ai mercati di assorbire l’impatto.

Se nell’incontro del prossimo 14 dicembre non ci sarà alcun passo avanti, quello successivo dovrebbe essere a marzo 2018; troppo tardi per gli investitori di entrambi gli schieramenti. Tra l’altro marzo 2018 sarebbe già un anno dopo la richiesta dell’Articolo 50, la Brexit, da parte UK e 6 mesi dalla data in cui l’Unione Europea vorrebbe chiudere formalmente le negoziazioni per poter sottoporre l’accordo raggiunto al voto del Parlamento Europeo.

di Vito Di Ventura

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