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Catalogna, oggi alla resa dei conti

By   /   27 ottobre 2017  /   Commenti disabilitati su Catalogna, oggi alla resa dei conti

download (2)Quella di oggi sarà una giornata veramente importante per la Catalogna che – stante la situazione attuale nei rapporti con il governo centrale di Madrid, assolutamente conflittuale – rischia veramente di perdere anche la propria autonomia, non certo di guadagnarsi l’indipendenza.

Il Capo del governo catalano, richiesto da Madrid di decidere sulle elezioni, non ha deciso ancora nulla. Ha detto che il Parlamento di Barcellona dovrà esprimersi oggi, quasi in “zona cesarini”. La possibilità di non riuscire a combinare nulla di buono avvicina sempre di più la messa sotto tutela della provincia da parte di Madrid.

Ieri 26 ottobre la questione catalana ha vissuto veramente una giornata di grandi incertezze. Più volte Barcellona e Madrid si sono gettate reciprocamente la palla. Ultimatum a ripetizione da entrambe le parti anche se nessuno sembra volersi assumere la responsabilità di entrare nella via dalla quale non si torna, cioè quella della messa sotto tutela della Catalogna. Si tratterebbe di un fatto estremamente grave e decisivo. Ma se un responsabile di tutto questo si vuole trovare dobbiamo ammettere che è proprio il Presidente catalano Puigdemont che ha deciso di misurarsi in una sfida con Madrid spinta fino all’ultimo minuto. Dopo essersi annunciato più volte senza presentarsi è finalmente apparso in conferenza stampa nella serata di ieri per comunicare la sua decisione di non convocare le elezioni anticipate perché secondo lui il governo madrileno non gli offrirebbe sufficienti garanzie. Clima di grande sfiducia reciproca quindi, nonostante l’intervento di varie persone che si sono poste come garanti di questa procedura. Come riportano i giornali il segretario dei socialisti catalani Miquel Iceta, il capo del governo basco Inigo Urkullu erano disposti ad entrare in campo perché ritenevano che nuove elezioni fossero il miglior compromesso per evitare un confronto veramente diretto con Madrid. Tutti si rendono conto che questa è una crisi dalle conseguenze imprevedibili. La strategia altalenante del premier catalano è pericolosa anche perché apre a rischi  per tutta la coalizione favorevole al “si” per l’indipendenza che appoggia Puigdemont.download

Le tensioni di questi giorni non hanno fatto altro che evidenziare le differenze che tutto sommato esistono anche all’interno di questa coalizione e che potrebbero quindi creare delle fratture nella coesione per l’indipendenza e far implodere il governo della Catalogna.

Problemi ce ne sono stati infatti all’interno dell’esecutivo. Alcuni ministri tra cui Santi Vila titolare delle Infrastrutture, hanno annunciato le loro dimissioni dopo aver personalmente constatato che i loro sforzi per il dialogo erano andati perduti. Vila è addirittura arrivato al punto di dire che è meglio cessare le ostilità per avere il tempo necessario a riflettere sull’utilità e sulle conseguenze di un eventuale dichiarazione d’indipendenza.

E la gente che si aspettava l’indipendenza e la Repubblica già all’inizio di ottobre? Per il morale dei militanti indipendentisti questo continuo cambio di situazione è stato particolarmente destabilizzante.

Secondo la stampa internazionale, nelle strade di Barcellona appena le notizie di possibili elezioni sono state diramate, una folla decisa a manifestare si è portata sotto il palazzo del governo urlando contro il tradimento di Puigdemont. Poi, disorientata per la mancata “dichiarazione” ha raggiunto il Parlamento, chiuso da cordoni di polizia, per chiedere a viva voce l’instaurazione della Repubblica..

La gente vuole vivere questo momento storico, vuole subito quello che su questa stessa piazza le è stato promesso e poi subito negato quando lo scorso 10 ottobre il capo del governo ha prima annunciato poi sospeso la dichiarazione di indipendenza.

Allora la gente che era scesa nelle piazze per celebrare l’istallazione della  Repubblica era tornata a casa scoraggiata e delusa.

Vedremo ora che cosa succederà. E’ certo che la situazione appare estremamente confusa e tenuto conto anche delle opinioni internazionali espresse, difficilmente si potrà andare verso un appoggio internazionale agli indipendentisti, qualunque cosa succeda. E’ una sfida che ovviamente non potrà mai avere nessun sostegno dai paesi europei perché va contro i principi e i valori fondanti della stessa Unione Europea. Dovrà essere trovato un compromesso che probabilmente rappresenterà la fine politica dell’attuale capo del governo. Ma questa situazione non potrà certo durare a lungo vedremo domani.

I margini di trattativa per evitare la “messa sotto tutela della Catalogna sono davvero molto ristretti perché si è già tentato di tutto. Il primo ministro spagnolo Rajoy ha detto che “nessun governo  democratico avrebbe potuto rimanere impassibile come se non fosse successo nulla di fronte ad una simile sfida indipendentista”. Certo abbiamo tutta la giornata di oggi forse, si potrà raggiungere un ulteriore compromesso, anche se sembra difficile, ma il voto richiesto dal premier al Senato spagnolo per il commissariamento in caso di proclamazione di indipendenza indica cosa potrà accadere dopo la destituzione del governo catalano. Il futuro? Difficile poterlo prevedere.

di Roberto bernardini

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